Vado Gateway, dopo l’accordo 14 anni di promesse mancate: e il sindacato si sveglia solo oggi

C’è uno sciopero di 24 ore, proclamato da Filt-Cgil e Uiltrasporti, contro l’introduzione dei contratti part-time a Vado Gateway. Bene. Giusto. Sacrosanto.

Ma c’è un piccolo dettaglio che stona: il sindacato si è accorto solo adesso che qualcosa non torna nel “modello Vado”?

Per quattordici anni, silenzio.

Oggi, finalmente, un sussulto.

Purtroppo tardivo.

LE PROMESSE DEL 2011: 645 LAVORATORI A REGIME. REALTÀ 2025: 271.

Torniamo all’accordo del 2011. Un documento celebrato con toni trionfali, definito “tassello fondamentale”, siglato da Cgil, Cisl, Uil, Culp, Autorità Portuale e Apm Terminals. ( una curiosita tra i sindacalisti che trattavano l’accordo c’era l’ attuale assessorea l comune di Savona  Rossello)

In quel testo c’erano numeri precisi, non suggestioni:

431 addetti all’avvio dell’attività del terminal.

645 lavoratori a regime.

Un tavolo di monitoraggio ogni quattro mesi per verificare l’attuazione delle assunzioni.

Tutto nero su bianco…LEGGI

Tutto rimasto lettera morta.

Nel 2025, secondo i dati camerali, i dipendenti di Vado Gateway sono 271.

Non 431.

Non 645.

E soprattutto non un solo comunicato sindacale — non uno — in questi anni ha chiesto conto del perché quelle promesse siano evaporate.

E dire che c’erano state dichiarazioni entusiastiche:

i vari Canavese, Giacobbe, Merli, Miazza parlavano di 600/700 posti, c’era persino chi fantasticava di 1000 occupati tra terminal e indotto.

Tutti sommersi da applausi, tutti convinti che Vado Gateway fosse il nuovo Eldorado del lavoro savonese.

IL GRANDE SONNO DEL SINDACATO

Poi però è arrivata la realtà: automazione crescente, esternalizzazioni, numeri mai rispettati, silenzi imbarazzanti.

Il tavolo di monitoraggio? Sparito.

Le verifiche trimestrali? Mai viste.

Le domande sul perché gli occupati non crescessero? Nessuna.

Per anni, chi sollevava dubbi veniva liquidato come “pessimista”.

Per anni, si è preferito non disturbare il manovratore.

E oggi — oggi! — arriva la rivolta contro i contratti part-time.

Benvenuti.

Era ora.

Ma è oggettivo: il risveglio è tardivo, tardissimo.

LO SCIOPERO CONTRO IL PART-TIME: GIUSTO, MA ARRIVA DOPO ANNI DI CECITÀ

La protesta proclamata per il 15–16 dicembre denuncia che Vado Gateway vuole introdurre flessibilità “atipiche”, part-time che costringerebbero i lavoratori a integrare lo stipendio con ore straordinarie, peggiorando qualità del lavoro e sicurezza.

Le segreterie di Filt-Cgil e Uiltrasporti parlano di “impostazione aziendale orientata al risparmio”, di “modello pericoloso replicabile negli altri terminal”, di “rischio precarizzazione”.

Ed è tutto vero.

Anzi, sacrosanto.

Solo che questa dinamica non nasce oggi.

È il frutto di:

14 anni di numeri non rispettati;

automatizzazione crescente mai monitorata seriamente;

un sindacato che ha condiviso celebrazioni e tagli di nastro, ma non ha mai preteso trasparenza;

un accordo del 2011 completamente disatteso e mai difeso dai firmatari.

Che oggi si parli di “equilibrio del modello portuale messo a rischio” suona quasi paradossale: il modello era già saltato da anni, solo che nessuno voleva vedere.

I NUMERI CHE NON QUADRANO DA TEMPO

Fare finta che il problema nasca nel 2025 è negare l’evidenza.

L’accordo del 2011 prevedeva 645 lavoratori.

Al 2025 i dipendenti risultano 271.

Nessuna spiegazione pubblica, nessun monitoraggio, nessun confronto reso noto.

Zero battaglie sindacali su questo scarto abissale tra promesse e realtà.

E se oggi arrivano i part-time, è semplicemente la conseguenza naturale di un processo che non si è mai voluto contrastare prima.

 

LA QUESTIONE VERA: DOV’ERA IL SINDACATO?

La domanda — per i lavoratori, per i cittadini, e anche per la credibilità dell’intero sistema — è semplice:

Dov’era il sindacato quando i numeri delle assunzioni non venivano rispettati?

Dov’era quando il terminal si automatizzava senza che nessuno aggiornasse il piano occupazionale?

Dov’era il “tavolo di monitoraggio trimestrale”?

Chi lo ha convocato?

Chi vi ha partecipato?

Quali verbali esistono?

La risposta, purtroppo, è desolante:

non c’era nessuno.

Oggi il sindacato scopre che il lavoro è precario.

Che il modello è instabile.

Che Vado Gateway spinge sulla flessibilità.

Che i lavoratori non ce la fanno.

Benissimo.

Meglio tardi che mai.

Ma per rispetto dei lavoratori bisognerebbe almeno riconoscere che questo sciopero arriva con anni di ritardo.

UN RISVEGLIO CHE SA DI OCCASIONE PERSA

Lo sciopero del 15 dicembre è giusto, e va sostenuto.

Ma porta con sé una verità amara:

Se il sindacato avesse vigilato davvero dal 2011 a oggi, forse oggi non ci troveremmo a discutere di part-time, precarizzazione e numeri dimezzati.

Il problema non sono solo i contratti part-time.

Il problema è che per troppo tempo si è scelto di non vedere.

E quando ti svegli dopo 14 anni, la realtà non è più quella delle promesse:

è quella dei 271 dipendenti, non dei 645 annunciati.

Ed è difficile — difficilissimo — recuperare credibilità quando ci si accorge del problema solo quando è ormai esploso.

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