Vado Gateway: dal trionfalismo del 2019 alle preoccupazioni del 2025. E ora anche gli sponsor dell’opera si svegliano

C’è una strana aria che gira attorno al terminal Vado Gateway. Prima si è svegliato il sindacato, dopo anni di silenzi e applausi fuori tempo massimo; ora si svegliano anche gli amministratori, quelli che nel 2019, all’inaugurazione in pompa magna del terminal, parlavano di “opportunità storica”, “volano di sviluppo” e “fine della desertificazione industriale”.

Oggi, gli stessi protagonisti dell’entusiasmo a senso unico scoprono all’improvviso che il lavoro non è più quello che avevano immaginato: arrivano i contratti part-time, il ricorso alla flessibilità estrema, le proteste, lo stato di agitazione. E così il consigliere regionale Roberto Arboscello, uno dei sostenitori del grande rilancio, ora si dice “preoccupato”.

Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, ma la sensazione è che qualcuno si accorga del problema solo quando la nave ha già preso acqua da tutte le parti.

Il ricordo del 2019

Era il 12 dicembre 2019 quando, tra proclami, brindisi e frasi a effetto, Vado Gateway veniva lanciato come l’opera che avrebbe cambiato per sempre il destino della provincia. Arboscello, allora in prima fila, dichiarava:

“L’inaugurazione del nuovo terminal rappresenta una grande opportunità per il nostro territorio, che si sta traducendo e si tradurrà in sviluppo economico e occupazione, non solo per la provincia ma per tutta la regione. L’auspicio è quello di esserci lasciati alle spalle la fase di decrescita e desertificazione industriale, iniziando un nuovo percorso di sviluppo”.

Parole sferzanti, sicure, scolpite come un manifesto del “nuovo inizio”. Oggi però la musica è cambiata.

La nuova preoccupazione

Di fronte allo stato di agitazione proclamato da FILT-CGIL e UILTrasporti, Arboscello interviene con toni ben diversi:

“Seguo con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione… Le segnalazioni sull’impiego di part-time e sulla flessibilità imposta meritano un approfondimento responsabile”.

E non solo: chiede anche che l’Autorità di Sistema Portuale apra un tavolo urgente per tutelare “lavoratori, sicurezza e competitività”.
Insomma: quello che fino a ieri sembrava un gioiello di efficienza e modernità, oggi mostra crepe profonde, e chi lo celebrava si accorge improvvisamente che le basi erano più fragili del previsto.

In attesa della prossima conversione sulla via di Vado

Se questo è il nuovo corso, allora prepariamoci: presto potremmo assistere alla preoccupazione pubblica di un’altra protagonista del grande entusiasmo del passato, l’ex sindaca di Vado Ligure, Monica Giuliano, da sempre sponsor instancabile di quella che  molti cittadini definiscono uno “scempio ambientale”, giustificato per anni sulla promessa di centinaia di posti di lavoro.
Posti che, tra part-time imposti e turnazioni elastiche, oggi sembrano più un miraggio che una realtà tangibile.

Conclusione: la realtà presenta il conto

Vado Gateway non è mai stato solo un terminal: è stato un simbolo politico, una cartolina da esibire, un totem del “rilancio industriale” costruito più sulla propaganda che sui numeri reali.
E ora che qualcosa scricchiola davvero, anche i vecchi supporter iniziano a tremare.

Meglio tardi che mai?
Forse.
Ma prima di applaudire alla “responsabilità” di oggi, sarebbe utile ricordare gli entusiasmi di ieri. Perché le promesse non mantenute, a differenza dei container, non si possono semplicemente spostare su un’altra banchina.

Condividi

Lascia un commento