Da qualche mese soffro di asma allergica e il medico mi ha consigliato una visita dal pneumologo. Prima, però, serviva l’esame spirometrico, e qui iniziano i problemi con l’ASL.
La visita dal pneumologo mi era stata fissata circa un mese e mezzo dopo la spirometria, programmata a venti giorni di distanza. Una quindicina di giorni prima dell’esame ricevo una telefonata: “La spirometria non si può fare a Cairo, l’apparecchio è rotto. La chiameremo appena sarà sistemato.”
I giorni passano, nessuna chiamata, e il giorno della visita pneumologica si avvicina. Mi reco allora agli sportelli dell’ASL, dove un impiegato – molto gentile ed efficiente – mi sistema la pratica e mi assicura che sarò richiamata. Infatti, qualche giorno dopo, arriva un nuovo appuntamento, sempre a Cairo. A quel punto penso che sia tutto risolto e che riuscirò a fare la spirometria in tempo per la visita.
Ed ecco il colpo di scena: il giorno prima dell’esame ricevo una nuova telefonata da Cairo. Mi comunicano che la spirometria è di nuovo rinviata perché l’apparecchio è nuovamente guasto (o forse non è mai stato riparato). Inutili le mie proteste: la telefonista, con poca empatia, mi dice che devo richiedere un nuovo appuntamento.
La “comica” finale? La frase conclusiva della telefonista: “L’importante è che lei dia disdetta, così lascia il posto a un altro.”
Morale della storia: la farò a pagamento
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