Buona Pasqua al nostro caro sindaco, onnipresente… nelle foto.
Sempre pronto allo scatto, al taglio del nastro, al post con hashtag emozionali, in piena campagna elettorale perenne.
Peccato che, quando si tratta di problemi veri, diventi improvvisamente mimetico.
La sua è una nuova forma di amministrazione: governare per stories.
Dura 24 ore, poi sparisce. Come le soluzioni.
Un augurio speciale al suo fotografo che, come un vero paparazzo, lo segue giorno e notte.
Buona Pasqua agli assessori, campioni mondiali di immobilismo applicato.
Difensori dello status quo con una dedizione quasi commovente:
non cambiare nulla, ma raccontarlo benissimo.
Instancabili nel giustificare tutto, anche l’ingiustificabile.
E mentre la città arranca… loro avanzano. Di stipendio.
Buona Pasqua ai consiglieri di maggioranza, sempre impeccabili yes-men.
Buona Pasqua ai consiglieri di minoranza, ciò che fanno di buono in consiglio viene puntualmente smontato dai boss di partito.
Buona Pasqua ai grandi progetti, quelli annunciati, rilanciati, inaugurati… e poi dimenticati.
La raccolta rifiuti che raccoglie solo proteste.
La viabilità “rivoluzionaria” che rivoluziona solo la pazienza dei cittadini.
Le pedonalizzazioni che isolano più di quanto uniscano.
E il traffico? Tranquilli: è l’unica cosa che funziona. Sempre in aumento.
Buona Pasqua agli arredi urbani creativi, ai birilli artistici, ai pali piazzati con fantasia, ai cantieri eterni che ormai fanno parte del paesaggio come il mare.
Savona non è più una città: è un percorso a ostacoli.
Altro che smart city — qui siamo alla survival city.
Buona Pasqua ai grandi annunci ambientali, sempre verdi… sulla carta.
Tra alberi abbattuti, progetti “sostenibili” e decisioni poco spiegate,
l’unica cosa davvero riciclata è la retorica.
E soprattutto, Buona Pasqua ai savonesi.
Quelli che resistono.
Quelli che si arrangiano.
Quelli che ogni giorno fanno slalom tra buche, ordinanze e scelte discutibili.
Quelli che continuano a sperare — e questo sì, è quasi un miracolo.
Perché alla fine, ogni anno, l’uovo si apre…
e dentro non c’è la sorpresa.
C’è il déjà vu.
Auguri davvero.
E chissà… magari prima o poi, più che la Pasqua, arriverà davvero una resurrezione.
Ma non quella simbolica.
Quella amministrativa.






