Caro Sindaco,
Lei non vuole che si raccolgano firme. Le considera una perdita di tempo. Ma mi permetta: se un cittadino, da mesi, si trova di fronte a problemi che la sua giunta non vuole risolvere — anzi, peggiora con ostinazione — che cosa dovrebbe fare? Restare in silenzio? Subire in rassegnazione?
La spocchia con cui la sua amministrazione governa Savona ha ormai colmato la misura. Strade chiuse al traffico che hanno reso un inferno la circolazione, con attività commerciali costrette a chiudere. Una piscina comunale rasa al suolo per far posto… a una pista da skate. Quartieri sporchi, vie dimenticate, marciapiedi impraticabili. E poi l’accoglienza trionfale riservata alle navi dei migranti, come se arrivassero emiri carichi d’oro, mentre la città dei savonesi affonda nel degrado.
Ma il vero segnale di decadenza politica e morale è stato l’episodio che ha coinvolto la sua vice sindaca: un incidente fortunatamente senza gravi conseguenze per la piccola vittima, ma gravissimo per ciò che rappresenta. Una guida in stato di ebbrezza, un comportamento irresponsabile, e poi — come se non bastasse — gli insulti vomitati contro chi ha semplicemente osato dire la verità.
Ebbene, nessuna conseguenza. Nessuna assunzione di responsabilità. Nessun gesto di dignità. La vice sindaca è rimasta serenamente al suo posto. E ciò che lascia ancora più amarezza è la complicità silenziosa dell’opposizione, che invece di pretendere chiarezza e coerenza, ha preferito difendere l’indifendibile. Un errore politico e morale enorme: come se tra i banchi del consiglio valesse il vecchio adagio “cane non mangia cane”.
Caro Sindaco, torni con i piedi per terra. Guardi in faccia la realtà di una città stanca e delusa. Abbia almeno il coraggio di chiedere scusa ai cittadini che, in buona fede, le avevano dato fiducia. Perché l’arroganza del potere è una malattia che si cura solo con un po’ di umiltà e con molto silenzio.
Un cittadino indignato, ma ancora speranzoso che Savona si risvegli.






