Turismo low cost o anarchia? La Riviera non può diventare un campeggio abusivo

Ogni estate la storia si ripete. Cambiano le date, cambiano le località, ma il copione resta sempre lo stesso: tende piantate sulla spiaggia, gazebo, materassini, bivacchi improvvisati, auto parcheggiate ovunque e controlli che arrivano quando ormai il fenomeno è già esploso.

Da Savona a Borghetto Santo Spirito, passando per Spotorno, il fine settimana ha riportato in primo piano il cosiddetto turismo “super low cost”: gruppi di persone, soprattutto provenienti da Lombardia e Piemonte, che scelgono di risparmiare sul pernottamento trasformando le spiagge libere in veri e propri campeggi abusivi.

Il Comune di Savona aveva provato a correre ai ripari con il divieto di transito degli autobus turistici sul lungomare e con un rafforzamento dei controlli. Ma le fotografie delle Fornaci raccontano una realtà ben diversa: tende e gazebo erano lì, come ogni estate. Segno che le ordinanze, da sole, non bastano se non sono accompagnate da controlli continui, soprattutto nelle ore notturne quando gli accampamenti vengono allestiti.

A Borghetto la Polizia Locale ha elevato una decina di sanzioni, mentre a Spotorno sono fioccate multe per i parcheggi selvaggi lungo l’Aurelia. Un’azione necessaria, ma che appare più come una rincorsa al problema che una vera strategia per prevenirlo.

Ma non è tutto.

Se nel Ponente si combatte contro tende e bivacchi, nel Levante emerge un’altra forma di inciviltà: quella dei “furbetti del telo”. A Riva Trigoso la Guardia Costiera è intervenuta all’alba per sequestrare asciugamani e ombrelloni lasciati per ore a occupare abusivamente i posti migliori della spiaggia libera. Una pratica sempre più diffusa: qualcuno arriva alle cinque del mattino, piazza il telo e se ne va, tornando comodamente più tardi, come se la spiaggia fosse una proprietà privata. Per chi viene sorpreso sono previste multe, sequestro del materiale e, nei casi più gravi, perfino una denuncia per occupazione abusiva del demanio marittimo.

Il problema, quindi, non è il turismo. La Liguria vive anche grazie ai suoi visitatori e nessuno mette in discussione chi arriva per trascorrere una giornata al mare nel rispetto delle regole.

Il problema è un’altra cosa: è la convinzione, sempre più diffusa, che tutto sia consentito. Che una spiaggia libera possa diventare un campeggio. Che il primo arrivato possa “prenotarsi” un pezzo di arenile lasciando un asciugamano per mezza giornata. Che si possa parcheggiare ovunque, tanto “per una notte non succede nulla”.

No, non funziona così.

Le spiagge libere sono un bene comune, non il giardino di casa di chi arriva prima degli altri. E la Riviera non può trasformarsi, ogni fine settimana estivo, in una terra senza regole.

Servono controlli più efficaci, certamente. Ma serve anche un messaggio chiaro: il turismo è il benvenuto quando rispetta il territorio. Chi invece pretende di fare ciò che vuole, scaricando sui cittadini i costi dell’inciviltà, non sta facendo turismo. Sta semplicemente abusando di un bene pubblico.

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