Truffe online, Savona scopre il lato oscuro del digitale: “Non esistono più vittime tipo”

Il moderatore Dott. Flavio VALENTE, Dott. Roberto TESTA responsabile sicurezza Banca Generali, Avv. Marco BERSI, Dott. Francesco Attilia LIA, Assistente Capo Dario FOLCO

Un fenomeno che cresce più della nostra capacità di difenderci

Altro che piccoli raggiri: le truffe online sono diventate una vera industria globale.
E non è una metafora.

Durante l’incontro alla Sala della Sibilla, al Priamar, organizzato da Banca Generali insieme alla Polizia Postale e ad altri esperti del settore, è emerso un dato che fa tremare i polsi: 10,5 trilioni di dollari di danni nel mondo. Una cifra che, se fosse uno Stato, sarebbe la terza economia mondiale.

Non è più criminalità “minore”.
È un sistema.

Savona non è un’isola felice

I numeri locali, snocciolati dall’ispettore Francesco Attila Lia, raccontano una realtà che spesso resta sommersa:

  • 25 denunce per truffe nel trading online nel 2025
  • 1,2 milioni di euro sottratti
  • 120 casi di frodi e-commerce
  • 60 mila euro di danni

E poi il dato più inquietante: la maggior parte delle truffe non viene denunciata

Per vergogna, per sfiducia, o perché “non ne vale la pena”.

Eppure la media parla chiaro: circa 48 mila euro a truffa nel caso del trading. Non spiccioli.

Il punto che spiazza tutti: “Può capitare a chiunque”

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’incontro è proprio questo:
non esiste più la vittima tipo.

Non solo anziani. Non solo persone fragili.
Tra i casi seguiti dalla Polizia Postale ci sono anche:

  • professionisti affermati
  • persone istruite
  • perfino ex direttori di banca

Questo cambia completamente la narrazione.
Non è più una questione di ingenuità.

È una questione di meccanismi psicologici.

La vera arma dei truffatori: la testa delle persone

Gli esperti lo chiamano “social engineering”.
In parole povere: non attaccano i computer, attaccano noi.

Le tecniche sono sempre le stesse:

  • Urgenza: “Il conto è a rischio, agisci subito”
  • Paura: “C’è un problema grave, devi intervenire”
  • Autorità: “Siamo la banca / la polizia / un avvocato”
  • Segretezza: “Non dirlo a nessuno”

È qui che scatta quello che un relatore ha definito senza mezzi termini “l’incantesimo”

La vittima entra in uno stato mentale in cui smette di ragionare e obbedisce.

Il grande errore: restare soli

L’avvocato Marco Bersi lo ha detto chiaramente: molte vittime non si rendono nemmeno conto di essere state truffate.

Pensano di aver fatto un investimento. Sperano di recuperare i soldi.

E soprattutto… non ne parlano con nessuno.

Ed è proprio questo il punto decisivo.

Perché l’unico vero antidoto è semplice, quasi banale:  parlarne subito con qualcuno

Un familiare, un amico, la banca, un professionista.
Qualunque voce esterna è spesso sufficiente a rompere il meccanismo.

Una guerra che si combatte insieme (forse)

L’assessore Barbara Pasquali ha insistito su un concetto: serve una rete tra pubblico e privato.

Polizia, banche, istituzioni, cittadini.

Ma la sensazione, ascoltando gli interventi, è che siamo ancora in ritardo.

Perché mentre noi organizziamo convegni, dall’altra parte ci sono organizzazioni criminali sempre più sofisticate, capaci di:

  • simulare banche e istituzioni
  • falsificare numeri di telefono
  • costruire identità credibili in pochi minuti

E sfruttare un dettaglio che fa la differenza:  noi lasciamo tutto online

Dati, abitudini, contatti, emozioni.

Non è tecnologia, è vulnerabilità umana

Il punto finale, forse il più scomodo, è questo: non è un problema tecnologico.

È un problema umano.

La tecnologia è solo lo strumento. Il bersaglio siamo noi.

E finché continueremo a pensare “a me non succede” saremo esattamente il tipo di vittima perfetta che i truffatori cercano.

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