
Un fenomeno che cresce più della nostra capacità di difenderci
Altro che piccoli raggiri: le truffe online sono diventate una vera industria globale.
E non è una metafora.
Durante l’incontro alla Sala della Sibilla, al Priamar, organizzato da Banca Generali insieme alla Polizia Postale e ad altri esperti del settore, è emerso un dato che fa tremare i polsi: 10,5 trilioni di dollari di danni nel mondo. Una cifra che, se fosse uno Stato, sarebbe la terza economia mondiale.
Non è più criminalità “minore”.
È un sistema.
Savona non è un’isola felice
I numeri locali, snocciolati dall’ispettore Francesco Attila Lia, raccontano una realtà che spesso resta sommersa:
- 25 denunce per truffe nel trading online nel 2025
- 1,2 milioni di euro sottratti
- 120 casi di frodi e-commerce
- 60 mila euro di danni
E poi il dato più inquietante: la maggior parte delle truffe non viene denunciata
Per vergogna, per sfiducia, o perché “non ne vale la pena”.
Eppure la media parla chiaro: circa 48 mila euro a truffa nel caso del trading. Non spiccioli.
Il punto che spiazza tutti: “Può capitare a chiunque”
Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’incontro è proprio questo:
non esiste più la vittima tipo.
Non solo anziani. Non solo persone fragili.
Tra i casi seguiti dalla Polizia Postale ci sono anche:
- professionisti affermati
- persone istruite
- perfino ex direttori di banca
Questo cambia completamente la narrazione.
Non è più una questione di ingenuità.
È una questione di meccanismi psicologici.
La vera arma dei truffatori: la testa delle persone
Gli esperti lo chiamano “social engineering”.
In parole povere: non attaccano i computer, attaccano noi.
Le tecniche sono sempre le stesse:
- Urgenza: “Il conto è a rischio, agisci subito”
- Paura: “C’è un problema grave, devi intervenire”
- Autorità: “Siamo la banca / la polizia / un avvocato”
- Segretezza: “Non dirlo a nessuno”
È qui che scatta quello che un relatore ha definito senza mezzi termini “l’incantesimo”
La vittima entra in uno stato mentale in cui smette di ragionare e obbedisce.
Il grande errore: restare soli
L’avvocato Marco Bersi lo ha detto chiaramente: molte vittime non si rendono nemmeno conto di essere state truffate.
Pensano di aver fatto un investimento. Sperano di recuperare i soldi.
E soprattutto… non ne parlano con nessuno.
Ed è proprio questo il punto decisivo.
Perché l’unico vero antidoto è semplice, quasi banale: parlarne subito con qualcuno
Un familiare, un amico, la banca, un professionista.
Qualunque voce esterna è spesso sufficiente a rompere il meccanismo.
Una guerra che si combatte insieme (forse)
L’assessore Barbara Pasquali ha insistito su un concetto: serve una rete tra pubblico e privato.
Polizia, banche, istituzioni, cittadini.
Ma la sensazione, ascoltando gli interventi, è che siamo ancora in ritardo.
Perché mentre noi organizziamo convegni, dall’altra parte ci sono organizzazioni criminali sempre più sofisticate, capaci di:
- simulare banche e istituzioni
- falsificare numeri di telefono
- costruire identità credibili in pochi minuti
E sfruttare un dettaglio che fa la differenza: noi lasciamo tutto online
Dati, abitudini, contatti, emozioni.
Non è tecnologia, è vulnerabilità umana
Il punto finale, forse il più scomodo, è questo: non è un problema tecnologico.
È un problema umano.
La tecnologia è solo lo strumento. Il bersaglio siamo noi.
E finché continueremo a pensare “a me non succede” saremo esattamente il tipo di vittima perfetta che i truffatori cercano.







