Il trasporto pubblico locale savonese sembra aver imboccato una strada a senso unico: quella dei problemi. Tra un piano industriale che penalizza lavoratori e cittadini, l’acquisto di bus elettrici non a norma e una gestione discutibile delle risorse, TPL continua a far parlare di sé, e non certo in positivo.
Un piano industriale che penalizza tutti (tranne la giunta)
Doveva essere il grande rilancio del trasporto pubblico, ma il piano industriale di TPL sembra piuttosto un passo indietro: tagli alle corse, riduzione dei chilometri percorsi e contratti sempre più flessibili per i dipendenti. Insomma, un progetto che fa acqua da tutte le parti, mentre l’azienda – invece di rispondere alle esigenze reali del territorio – si preoccupa di compiacere la giunta e di assecondare le sue idee “rivoluzionarie” sulla mobilità.
Bus elettrici? Sì, ma senza segnale sonoro
E poi c’è il capitolo dei nuovi bus elettrici. L’idea di modernizzare la flotta sarebbe anche positiva, se non fosse che i mezzi acquistati non rispettano le norme sulla sicurezza: manca il segnale sonoro per avvisare i non vedenti…LEGGI… Una dimenticanza grave, un errore tecnico che mette a rischio una categoria di utenti che avrebbe invece bisogno di maggiori tutele. E pensare che si parla sempre di “mobilità inclusiva” e accessibilità. Peccato che le buone intenzioni restino spesso sulla carta.
TPL e la propaganda per Savona Capitale della Cultura
Ma il vero colpo di genio arriva ora: TPL ha deciso di schierarsi in prima linea per la candidatura di Savona a Capitale della Cultura. E come lo fa? Mettendo a disposizione un autobus per portare sindaci e partner vari a Roma per la presentazione del dossier al Ministero. Un’iniziativa che certo non ha nulla a che vedere con la missione dell’azienda, che dovrebbe preoccuparsi di migliorare il servizio piuttosto che fare da sponsor a un progetto che già di suo traballa….LEGGI
Insomma, TPL sembra più interessata a seguire la megalomania dell’amministrazione che a risolvere i problemi del trasporto pubblico. E mentre i cittadini aspettano alle fermate, tra corse tagliate e bus insicuri, i vertici dell’azienda si godranno la gita romana. Sempre, ovviamente, con i soldi pubblici.






