Mentre l’azienda promette una rivoluzione del servizio, i sindacati denunciano carenze strutturali di personale, ferie saltate e il rischio di precarizzazione
L’entusiasmo è palpabile. L’azienda TPL Linea parla di «rivoluzione» delle linee, nuove tratte, più corse verso ospedale e campus, zone pedonali collegate da navette, parcheggi “buy and go”. Il futuro sembra scintillante, almeno nei comunicati stampa.
Secondo il direttore generale Giampaolo Rossi, siamo davanti a un cambio di passo radicale: ottimizzazione degli orari in base ai flussi reali dei passeggeri, otto “poli strategici” della città meglio serviti, maggiore integrazione con i piani di mobilità sostenibile del Comune. «Vogliamo offrire un servizio che risponda davvero alla domanda dei cittadini», dichiara con enfasi, mentre promette un potenziamento del trasporto pubblico per ridurre incidenti, traffico e inquinamento.
Ma mentre il management sogna una città più connessa e moderna, i sindacati lanciano un allarme tutt’altro che futurista: personale allo stremo, ferie saltate, carichi di lavoro insostenibili. E, soprattutto, il rischio concreto di un ricorso massiccio a lavoratori interinali per coprire le carenze croniche.
In un documento congiunto, CGIL, CISL, UIL, FAISA, UGL e SIAL Cobas parlano chiaro: «Siamo in carenza strutturale di almeno 15-20 autisti. L’organico è insufficiente, i turni sono massacranti, le ferie vengono sistematicamente negate. La situazione è diventata ingestibile». I rappresentanti dei lavoratori, dopo un confronto presso l’Ispettorato del Lavoro, denunciano il ricorso crescente allo straordinario e la mancanza di risposte concrete da parte dell’azienda.
Ancora più preoccupante, secondo i sindacati, è la volontà aziendale di inserire lavoratori interinali: «Il trasporto pubblico non può essere gestito come un fast food. Servono stabilità, esperienza e contratti seri. L’interinale è una toppa temporanea che rischia di compromettere qualità e sicurezza».
Il silenzio degli enti pubblici soci – Comune, Provincia e Regione – su questo punto è definito «sconcertante». I sindacati chiedono che venga assunta una posizione chiara: «O si tutela la dignità di chi lavora o si sceglie la scorciatoia della precarietà. Le due strade sono incompatibili».
Così, mentre la TPL racconta una Savona in movimento verso il futuro, gli autisti raccontano una realtà fatta di ritmi insostenibili e ferie fantasma. Due narrazioni che, per ora, viaggiano su binari paralleli.






