Le preoccupazioni erano state sollevate già in occasione della festa patronale del 25 luglio. Ma, finite processioni, passerelle e fotografie, il problema è rimasto: cittadini preoccupati per le condizioni del torrente Maremola, la vegetazione nell’alveo e lo stato delle briglie. E alla foce si aggiunge il problema della qualità delle acque. Due date dovrebbero bastare a suggerire prudenza: la devastante alluvione del 1933 e quella del 24 novembre 2016. La prevenzione si fa prima che inizi a piovere.
La festa patronale di San Giacomo Apostolo del 25 luglio è ormai alle spalle. Le celebrazioni si sono concluse, le autorità hanno fatto la loro presenza, la tradizionale “torta dei Giacomini” è stata mangiata e le fotografie di rito sono finite negli archivi.
Il Maremola, invece, è rimasto lì.
E sono rimaste soprattutto le preoccupazioni di alcuni cittadini di Tovo San Giacomo che proprio nei giorni della festa avevano richiamato l’attenzione sulle condizioni del territorio e, in particolare, sullo stato del torrente.
Il quadro che viene segnalato non è rassicurante: vegetazione presente nell’alveo, degrado e briglie che, secondo quanto riferito, mostrerebbero i segni del tempo e delle piene.
Non vogliamo fare allarmismo. Ma c’è una differenza enorme tra fare allarmismo e chiedere prevenzione.
E quando si parla del Maremola, la storia suggerisce che la seconda non sia mai troppa.
Un torrente non è un’aiuola: la vegetazione va valutata
Occorre fare una precisazione importante.
Non tutta la vegetazione presente in un corso d’acqua è necessariamente pericolosa e un torrente non deve essere trasformato automaticamente in un canale completamente spoglio. La gestione della vegetazione ripariale deve essere effettuata secondo criteri tecnici, idraulici e ambientali.
Ma proprio per questo le condizioni del Maremola devono essere controllate e valutate da chi ne ha competenza.
Se alberi, arbusti, accumuli di materiale o altra vegetazione possono ostacolare il regolare deflusso dell’acqua durante una piena, occorre intervenire dove necessario.
E se le briglie risultano deteriorate, devono essere verificate.
La domanda posta dai cittadini è dunque molto semplice: in quali condizioni si trova oggi realmente il Maremola e quali interventi sono programmati?
Perché aspettare un’allerta meteo per porsi il problema sarebbe esattamente il contrario della prevenzione.
Il 1933: una tragedia che non può essere cancellata dalla memoria
C’è soprattutto una pagina della storia locale che dovrebbe impedire qualsiasi sottovalutazione del Maremola: la gravissima alluvione del 1933.
Non fu una piena qualsiasi.
In quell’occasione il torrente, alimentato da precipitazioni eccezionali, esondò violentemente, provocando devastazione, trascinando materiale verso valle e causando gravissimi danni nel territorio attraversato dal suo corso.
Fu un evento drammatico rimasto nella memoria del territorio.
E proprio questo precedente dovrebbe essere ricordato ogni volta che si parla di manutenzione e sicurezza del Maremola.
Non siamo di fronte, infatti, a un torrente del quale si ipotizza astrattamente la pericolosità.
Il Maremola ha già dimostrato nella storia quale forza possa raggiungere.
Sono passati più di novant’anni, ma i corsi d’acqua non perdono la propria natura semplicemente perché passa il tempo.
Il 1933 dovrebbe quindi essere un monito, non una fotografia ingiallita da conservare negli archivi.
Poi arrivò il 24 novembre 2016

E se qualcuno pensasse che il 1933 appartenga ormai a una storia troppo lontana, basta arrivare al 24 novembre 2016.
Quel giorno una violentissima ondata di maltempo colpì il Ponente ligure e il Maremola tornò a fare paura, provocando allagamenti e danni soprattutto tra Tovo San Giacomo e Pietra Ligure.
All’indomani di quell’evento si tornò a discutere anche delle condizioni del torrente e della necessità della manutenzione.
Sono passati quasi dieci anni.
Ed eccoci nuovamente a parlare di vegetazione, briglie, manutenzione e prevenzione.
Naturalmente sarebbe scorretto sostenere che la vegetazione oggi presente nel torrente possa automaticamente provocare un’esondazione o attribuire ad essa quanto avvenne nel 2016. Un’alluvione è un fenomeno complesso, legato innanzitutto all’intensità delle precipitazioni e alle caratteristiche dell’intero bacino.
Ma la domanda resta: dopo il 1933 e dopo il 2016, abbiamo davvero bisogno di una terza lezione per capire che il Maremola deve essere sorvegliato con estrema attenzione?
La prevenzione non fa fotografie
Il problema della prevenzione è che politicamente rende poco.
Un alveo controllato, una briglia sistemata, un’opera idraulica verificata o un intervento di manutenzione eseguito nel momento giusto difficilmente finiscono in prima pagina.
Non c’è quasi mai un nastro da tagliare.
E soprattutto, quando la prevenzione funziona, non succede niente.
Ma è proprio quello il risultato che dovrebbe interessare.
Non aspettare che il torrente salga per poi convocare riunioni d’emergenza, sopralluoghi, conferenze stampa e conte dei danni.
Il lavoro importante viene prima.
Quando c’è il sole.
Ma il Maremola ha anche un altro problema: l’inquinamento

Alle preoccupazioni sulla sicurezza idraulica se ne aggiunge un’altra, completamente diversa ma altrettanto seria: la qualità delle acque alla foce del torrente, a Pietra Ligure.
La zona è stata oggetto negli anni di risultati critici nei monitoraggi di Goletta Verde, con giudizi di forte inquinamento in occasione di campionamenti effettuati alla foce.
E anche la documentazione ufficiale ARPAL invita a non abbassare la guardia.
L’acqua di balneazione denominata “Levante Torrente Maremola”, sulla base della valutazione relativa al quadriennio 2022-2025, risulta classificata per il 2026 soltanto come “sufficiente”.
Proprio in ragione di questa classificazione è previsto un monitoraggio più intenso.
È un elemento importante perché dimostra che non stiamo parlando soltanto di percezioni o proteste politiche: quell’area necessita realmente di particolare attenzione e controllo.
Il depuratore e la necessità di fare chiarezza
Nel profilo ambientale ARPAL viene inoltre indicata la presenza, a circa 560 metri a nord dell’acqua di balneazione e sulla sponda destra del Maremola, del depuratore di Pietra Ligure, con condotte che scaricano al largo.
È necessario essere estremamente chiari su questo punto.
La presenza del depuratore non significa che esso sia responsabile dei risultati di inquinamento riscontrati alla foce.
I dati disponibili non consentono di stabilire questo rapporto e sarebbe scorretto suggerirlo senza prove.
Ma proprio la complessità del sistema rende necessario capire da dove provengano eventuali contaminazioni e continuare con controlli puntuali.
Se un torrente arriva al mare mostrando periodicamente criticità microbiologiche, l’obiettivo dovrebbe essere uno solo: individuarne le cause e rimuoverle, indipendentemente da chi ne sia responsabile.
Dalla montagna al mare è sempre lo stesso Maremola
C’è un errore che spesso si commette quando si parla di un corso d’acqua: dividerlo secondo i confini amministrativi.
Il torrente, naturalmente, dei confini comunali se ne infischia.
Quello che accade a monte può avere conseguenze a valle.
Per questo sarebbe auspicabile una visione complessiva dell’intero bacino del Maremola: sicurezza idraulica, manutenzione, stato delle briglie, vegetazione, controllo degli scarichi e qualità delle acque fino alla foce.
Non interventi episodici quando emerge un problema, ma una programmazione continua.
È questo che chiedono sostanzialmente anche i cittadini che avevano sollevato la questione a luglio.
E il degrado non riguarda soltanto il torrente
Le segnalazioni provenienti da Tovo San Giacomo non si fermano al Maremola.
Vengono indicate anche situazioni di scarsa cura delle strade e degli arredi urbani, con un esempio particolarmente visibile nella zona davanti alla farmacia.
Questioni certamente meno drammatiche rispetto alla sicurezza di un torrente, ma che contribuiscono alla sensazione di un territorio che avrebbe bisogno di maggiore manutenzione quotidiana.
Un paese non si amministra soltanto attraverso le grandi opere.
Anzi, spesso la qualità di un’amministrazione si vede dalle piccole cose: una strada sistemata, un’area curata, un torrente controllato, un problema affrontato prima che diventi un’emergenza.
Le domande all’amministrazione
Le segnalazioni raccolte dai cittadini e rilanciate da Vignone Angelo con molteplici segnalazioni mai ascoltate dai politici locali e regionali meriterebbero risposte concrete.
Qual è lo stato attuale delle briglie del Maremola?
Quando è stata effettuata l’ultima verifica tecnica dell’alveo?
La vegetazione oggi presente è stata valutata sotto il profilo della sicurezza idraulica?
Sono necessari interventi?
E, se sì, quando verranno effettuati?
Esiste una programmazione della manutenzione prima dell’arrivo della stagione delle piogge più intense?
Sono domande legittime.
E soprattutto sono domande alle quali sarebbe molto meglio rispondere adesso, con il torrente tranquillo.
La festa è finita. Adesso guardiamo dentro il Maremola
Il 25 luglio Tovo San Giacomo ha celebrato il proprio patrono.
È giusto mantenere le tradizioni, celebrare il paese e ritrovarsi insieme.
Ma la festa è passata.
Adesso resta il territorio.
E resta soprattutto quel torrente che attraversa Tovo e arriva fino al mare.
Il Maremola nel 1933 ha mostrato in maniera drammatica la propria forza.
Nel 2016 ha lanciato un altro pesantissimo avvertimento.
Oggi nessuno deve evocare catastrofi e nessuno può sapere quando arriverà la prossima precipitazione eccezionale.
Ma proprio perché non possiamo saperlo, dobbiamo prepararci.
Controllare l’alveo, intervenire sulla vegetazione dove tecnicamente necessario, verificare le briglie, programmare la manutenzione e continuare a indagare sulle criticità ambientali alla foce significa semplicemente fare prevenzione.
La torta dei Giacomini è stata mangiata il 25 luglio.
Le fotografie istituzionali sono state scattate.
Adesso sarebbe il momento di occuparsi del Maremola. Perché la prossima piena, purtroppo, non chiederà il permesso prima di arrivare.








