
Una vicenda giudiziaria enorme, che riguarda la centrale a carbone di Vado Ligure e Quiliano e le accuse relative alle conseguenze sanitarie e ambientali delle emissioni, continua dunque a vivere nell’incertezza. Nel 2023 erano arrivate condanne per alcuni ex dirigenti della società, con pene fino a quattro anni e mezzo, ma per altri imputati era intervenuta la prescrizione.
Ora il fascicolo è in appello, ma non c’è ancora una data. E il tempo, in processi tanto complessi, non è mai un elemento neutro: più passano gli anni, più aumenta il rischio che tutto venga assorbito da rinvii, difficoltà organizzative e prescrizioni.
Non si tratta soltanto di una questione tecnica, né di un semplice problema di calendari giudiziari. Dietro quelle carte ci sono le famiglie della Valbormida e del Savonese, i lavoratori, i cittadini che per anni hanno vissuto sotto le ciminiere della centrale e che hanno chiesto risposte sulla qualità dell’aria e sulle possibili ricadute sulla salute.
La sentenza di primo grado aveva affrontato un nodo delicatissimo: il rapporto tra emissioni e danno sanitario. Un terreno complesso, fatto di studi epidemiologici, consulenze, dati ambientali e interpretazioni scientifiche spesso contrastanti. Proprio per questo il giudizio di appello è importante: dovrebbe permettere di esaminare con completezza le decisioni prese e le responsabilità contestate.
Ma se l’appello resta senza giudici e senza udienza, la domanda è inevitabile: quanto dovranno ancora aspettare i cittadini?
In questi anni si è parlato molto di transizione energetica, di ambiente, di bonifiche e persino di nuovi impianti industriali e di trattamento rifiuti. Eppure la vicenda Tirreno Power dovrebbe insegnare una lezione elementare: prima di immaginare nuovi progetti che possono avere un impatto su un territorio già segnato, occorre fare piena luce sul passato.
La giustizia deve fare il suo corso, naturalmente rispettando i diritti di tutti gli imputati e il principio di presunzione d’innocenza. Ma deve anche poterlo fare in tempi ragionevoli. Perché una giustizia che arriva dopo decenni, quando molti protagonisti non ci sono più e le responsabilità si dissolvono nei meccanismi della prescrizione, rischia di non essere più giustizia: soltanto un archivio di occasioni perdute.
