Tirreno Power, tre anni di attesa per l’appello: la giustizia rischia di arrivare troppo tardi. (Con una rettifica di Tirreno Power)

A tre anni dalla sentenza di primo grado, il processo Tirreno Power resta ancora fermo al palo. L’appello non è stato fissato e, secondo quanto riportato dalla stampa, il motivo è la mancanza di giudici nella sezione competente del Tribunale di Genova.

Una vicenda giudiziaria enorme, che riguarda la centrale a carbone di Vado Ligure e Quiliano e le accuse relative alle conseguenze sanitarie e ambientali delle emissioni, continua dunque a vivere nell’incertezza.

Nel 2023 come noto e agli atti, la sentenza ha assolto tutti gli imputati con formula piena perché il fatto non sussiste.*

Ora il fascicolo è in appello, ma non c’è ancora una data. E il tempo, in processi tanto complessi, non è mai un elemento neutro: più passano gli anni, più aumenta il rischio che tutto venga assorbito da rinvii, difficoltà organizzative e prescrizioni.

Non si tratta soltanto di una questione tecnica, né di un semplice problema di calendari giudiziari. Dietro quelle carte ci sono le famiglie della Valbormida e del Savonese, i lavoratori, i cittadini che per anni hanno vissuto sotto le ciminiere della centrale e che hanno chiesto risposte sulla qualità dell’aria e sulle possibili ricadute sulla salute.

La sentenza di primo grado aveva affrontato un nodo delicatissimo: il rapporto tra emissioni e danno sanitario. Un terreno complesso, fatto di studi epidemiologici, consulenze, dati ambientali e interpretazioni scientifiche spesso contrastanti. Proprio per questo il giudizio di appello è importante: dovrebbe permettere di esaminare con completezza le decisioni prese e le responsabilità contestate.

Ma se l’appello resta senza giudici e senza udienza, la domanda è inevitabile: quanto dovranno ancora aspettare i cittadini?

In questi anni si è parlato molto di transizione energetica, di ambiente, di bonifiche e persino di nuovi impianti industriali e di trattamento rifiuti. Eppure la vicenda Tirreno Power dovrebbe insegnare una lezione elementare: prima di immaginare nuovi progetti che possono avere un impatto su un territorio già segnato, occorre fare piena luce sul passato.

La giustizia deve fare il suo corso, naturalmente rispettando i diritti di tutti gli imputati e il principio di presunzione d’innocenza. Ma deve anche poterlo fare in tempi ragionevoli. Perché una giustizia che arriva dopo decenni, quando molti protagonisti non ci sono più e le responsabilità si dissolvono nei meccanismi della prescrizione, rischia di non essere più giustizia: soltanto un archivio di occasioni perdute.

*Abbiamo recepito la segnalazione di Tirreno Power che correttamente precisava come il procedimento si sia concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati perché il fatto non sussiste.

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