Che fine ha fatto l’appello contro la sentenza di assoluzione del processo Tirreno Power?
È una domanda che molti cittadini di Vado Ligure, Quiliano e del Savonese si stanno ponendo. Una domanda legittima, soprattutto considerando che parliamo di uno dei più importanti processi ambientali mai celebrati in Liguria.
Il 3 ottobre 2023 il Tribunale di Savona assolse tutti gli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”. Una sentenza che suscitò reazioni contrastanti: soddisfazione da parte delle difese, amarezza e incredulità da parte delle associazioni ambientaliste, dei cittadini costituiti parte civile e della stessa Procura della Repubblica.
Ma la storia non si è fermata lì.
Nel febbraio 2024 la Procura di Savona ha depositato l’atto di appello contro la sentenza di primo grado. Pochi giorni dopo hanno impugnato la decisione anche l’associazione Uniti per la Salute, il Ministero dell’Ambiente e il Ministero della Salute.
Insomma, nessuno dei principali protagonisti dell’accusa ha accettato il verdetto senza combattere.
Eppure oggi, a distanza di oltre due anni dall’assoluzione e a più di dodici anni dal sequestro dei gruppi a carbone della centrale, sul procedimento sembra essere calato il silenzio.
Gli atti sono stati trasmessi alla Corte d’Appello di Genova il 7 maggio 2024 e il procedimento è stato iscritto con il numero 904/2024. Da quanto emerge dagli ultimi documenti pubblicamente disponibili, il fascicolo risulterebbe ancora in attesa della fissazione dell’udienza.
Una situazione che inevitabilmente alimenta interrogativi.
Perché una vicenda giudiziaria che ha coinvolto decine di imputati, ministeri, associazioni nazionali, enti pubblici e centinaia di cittadini continua a rimanere sospesa?
Quando verrà celebrato il processo di secondo grado?
E soprattutto: i cittadini avranno mai una risposta definitiva?
Al di là delle opinioni personali sul merito della vicenda, esiste un fatto difficilmente contestabile: il processo Tirreno Power ha segnato profondamente la storia recente del Savonese.
Per anni si è discusso di emissioni, studi epidemiologici, mortalità, patologie respiratorie, qualità dell’aria e impatto sanitario. Migliaia di pagine di consulenze tecniche, perizie e dibattiti pubblici hanno diviso esperti, magistrati e opinione pubblica.
La sentenza di primo grado ha stabilito che non era stato dimostrato il nesso causale tra le emissioni della centrale e i decessi contestati dall’accusa.
Ma proprio perché Procura, Ministeri e associazioni hanno ritenuto quella decisione errata, l’appello rappresenta un passaggio fondamentale per arrivare a una verità giudiziaria definitiva.
Il rischio è che il tempo diventi il vero vincitore di questa vicenda.
Perché quando una comunità aspetta per oltre un decennio una risposta della giustizia, il problema non riguarda più soltanto gli imputati o le parti civili. Riguarda la credibilità stessa delle istituzioni.
I cittadini hanno diritto di sapere.
Gli imputati hanno diritto a una conclusione definitiva.
Le famiglie che hanno creduto nelle ragioni dell’accusa hanno diritto a una risposta.
E il territorio savonese merita che una delle pagine più controverse della sua storia industriale non finisca lentamente nell’oblio burocratico.
La domanda resta aperta:
la Corte d’Appello riuscirà a scrivere la parola fine sulla vicenda Tirreno Power oppure il trascorrere degli anni rischierà di trasformare uno dei più grandi processi ambientali italiani in una storia senza conclusione?
I passaggi principali sono questi:
Dal bilancio 2024 di Tirreno Power pag 11
Il 2 febbraio 2024 la Procura di Savona presentò appello contro la sentenza.
Nel bilancio ufficiale di Tirreno Power relativo al 2024 si legge che il fascicolo era ancora “in attesa della fissazione di udienza”. Questo elemento è importante perché proviene da un documento societario ufficiale pubblicato nel 2025 e rappresenta una delle poche fonti recenti che fanno il punto sullo stato della causa






