Termovalorizzatore, il teatrino del Tavolo tecnico in provincia: tutti d’accordo, ma solo a mezza voce

A Palazzo Nervi, l’ennesima puntata della saga sul termovalorizzatore si è consumata attorno ad Tavolo tecnico scientifico annunciato per novembre. Una resa dei conti? Macché: una riunione da salotto, con tanti buoni propositi e una conclusione già scritta. La sostanza non cambia: l’impianto si farà, tutti lo vogliono, ma nessuno ha il coraggio di dirlo ad alta voce. Meglio fingere di litigare e prendere tempo, così i cittadini credono ancora che ci sia “dibattito”.

Il copione è rodato: da un lato il presidente della Provincia Pierangelo Olivieri che ribadisce che “l’unica strada percorribile è quella di impianti performanti e green” (un ossimoro che ormai si ripete a memoria), dall’altro i sindaci che fanno finta di distinguersi. Cairo dice no, Carcare prende le distanze, ma alla fine la musica è sempre la stessa.

Nel frattempo, tra un “vediamo” e un “approfondiamo”, aumentano le ipotesi: Scarpino, Cairo, Cengio, Vado Ligure-Quiliano. Un marasma di località che gira in tondo da mesi. L’unico dato certo è che l’impianto, quando ci sarà, dovrà smaltire 300 mila tonnellate l’anno, costerà mezzo miliardo e occuperà 100 mila metri quadrati. Ma questi numeri, nelle riunioni, passano sempre in secondo piano: troppo concreti, disturbano la narrazione.

Il colpo di teatro del Tavolo? Rimandare. Altro giro, altra corsa: si organizza un convegno scientifico a novembre, con esperti e relatori “qualificati” che parleranno di ambiente, salute, energia green. Una passerella accademica utile solo a guadagnare altro tempo e a spostare più avanti la decisione che nessuno vuole assumersi apertamente.

Intanto, sindaci e amministratori recitano la parte dei dubbiosi. Si firmano documenti di contrarietà, salvo poi rimetterli nel cassetto quando soffia il vento contrario. L’unità del fronte valbormidese è già evaporata e il “no” si è trasformato in un “ni” di circostanza.

La verità, però, è semplice: centrodestra e centrosinistra sono già d’accordo. L’impianto serve, lo vogliono tutti, ma nessuno osa dirlo davanti ai cittadini. Così, si preferisce la commedia: tavoli tecnici, finti contrasti, rinvii a convegni che sembrano più terapie di gruppo che momenti decisionali.

Alla fine, l’unico termovalorizzatore già in funzione è quello della politica: trasforma rifiuti verbali e discorsi fumosi in energia per rimandare la decisione. Con tempi infiniti e risultati garantiti… per la loro carriera, non certo per il territorio.

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