C’è un particolare che a Genova qualcuno sembra continuare a dimenticare: la Val Bormida non finisce al cartello “Piemonte”.
Il fiume non conosce confini amministrativi, l’aria neppure. E soprattutto non li conosce la storia ambientale di una valle che per decenni ha pagato un prezzo altissimo all’industrializzazione e all’inquinamento.
Per questo assume un peso politico significativo la nuova iniziativa del consigliere regionale piemontese Claudio Sacchetto, esponente di Fratelli d’Italia, che ha depositato come primo firmatario una mozione sulla possibile localizzazione in Val Bormida dell’impianto ligure destinato alla chiusura del ciclo dei rifiuti.
Il punto politico è semplice: il Piemonte vuole essere coinvolto prima delle decisioni, non informato quando tutto sarà già deciso.
E non è una preoccupazione nata ieri.
Già nel giugno scorso il tema era arrivato ufficialmente nel Consiglio regionale piemontese con un’interrogazione riguardante proprio l’ipotesi di localizzazione del termovalorizzatore nell’area dell’ex ACNA di Cengio. In quell’occasione la risposta della Giunta piemontese fu particolarmente significativa: la Regione Piemonte dichiarò di non essere stata coinvolta dalla Liguria nelle fasi preliminari e annunciò interlocuzioni per poter partecipare al processo decisionale fin dall’inizio.
Insomma, il messaggio che arriva da oltre confine diventa sempre più difficile da ignorare.
Una valle sola, due Regioni
Sacchetto mette il dito proprio nella questione fondamentale: la Valle Bormida costituisce un sistema ambientale che attraversa Liguria e Piemonte.
Se un grande impianto viene costruito a Cengio, Bragno o comunque nell’Alta Val Bormida ligure, gli eventuali effetti non possono essere valutati fingendo che qualche chilometro più avanti inizi un altro mondo.
Ci sono il bacino del Bormida, la qualità delle acque, il traffico, le infrastrutture, le emissioni, le ricadute economiche e sociali. Ed esiste soprattutto una storia che nessuno dovrebbe permettersi di cancellare con un tratto di penna.
Quella dell’ACNA.
Non è archeologia industriale. È una ferita che ha coinvolto entrambe le sponde regionali e che spiega perché, quando oggi si parla di nuovi grandi impianti nella valle, la popolazione piemontese voglia sapere, partecipare e soprattutto essere ascoltata.
Sacchetto usa toni istituzionali e precisa di non voler contestare alla Liguria il diritto di organizzare il proprio ciclo dei rifiuti. Chiede però che una decisione di questa portata venga discussa preventivamente anche con i territori piemontesi potenzialmente interessati.
Una richiesta difficilmente liquidabile come semplice campanilismo.
ARPA Piemonte e ARPA Liguria allo stesso tavolo
La mozione entra anche nel concreto: coordinamento fra Piemonte e Liguria, coinvolgimento di ARPA Piemonte e ARPA Liguria, valutazione degli effetti ambientali, territoriali e socioeconomici e particolare attenzione alla qualità delle acque del Bormida.
Ma soprattutto coinvolgimento della Provincia di Cuneo, delle Province di Asti e Alessandria e dei Comuni piemontesi interessati.
Tradotto dal linguaggio istituzionale: sulla Val Bormida non può decidere Genova da sola.
E del resto la stessa risposta fornita dalla Giunta piemontese a giugno aveva chiarito un punto procedurale importante: nel caso di un progetto vicino al confine regionale, il Piemonte dovrebbe essere coinvolto nelle procedure di valutazione ambientale quale territorio interessato.
Il Piemonte, quindi, non vuole aspettare quella fase. Vuole entrare nel confronto adesso, mentre le scelte sono ancora in discussione.
E intanto il fronte si allarga
C’è poi un elemento politico che merita attenzione.
Quella di Sacchetto non è la prima iniziativa piemontese. Il 6 luglio era stato depositato anche un ordine del giorno, primo firmatario Domenico Ravetti del Partito Democratico, dal titolo inequivocabile: “Azioni di tutela del territorio piemontese della Valle Bormida: contrasto all’ipotesi di termovalorizzatore presso l’Alta Valle Bormida a salvaguardia del rilancio turistico e ambientale dell’area”. L’atto risulta non votato.
Questo significa che la preoccupazione per un eventuale impianto in Alta Val Bormida attraversa schieramenti politici differenti in Piemonte.
Ed è forse questo il dato che dovrebbe far riflettere maggiormente la politica ligure.
Perché mentre in Liguria si continua a discutere di siti, disponibilità dei territori, procedure e localizzazioni, dall’altra parte dell’Appennino si sta consolidando l’idea che il destino della Valle Bormida non possa essere deciso esclusivamente dentro gli uffici genovesi.
La domanda che resta sul tavolo
La questione, alla fine, è persino più semplice del dibattito tecnico.
Se davvero si ritiene che un inceneritore sia indispensabile per chiudere il ciclo ligure dei rifiuti, occorrerà spiegare con dati verificabili perché debba essere costruito proprio in un determinato territorio, quali rifiuti dovrà ricevere, quanti camion comporterà, quali emissioni produrrà, quali saranno le conseguenze ambientali e quali alternative siano state valutate.
E bisognerà farlo prima della decisione, non dopo.
Perché la Val Bormida ha già conosciuto un’epoca nella quale le grandi decisioni industriali venivano prese altrove mentre al territorio restavano le conseguenze.
Ed è precisamente quella storia che oggi Piemonte e Liguria dovrebbero ricordare.
La frase più importante della mozione di Sacchetto, in fondo, è racchiusa in poche parole: “ascoltare i territori”.
Sembra una banalità.
In Val Bormida, dopo tutto quello che è accaduto nel secolo scorso, dovrebbe essere invece il punto di partenza di qualsiasi decisione.






