La scadenza del 31 maggio è saltata, la gara per il termovalorizzatore non parte e la presidente di Arlir, Monica Giuliano, resta in silenzio. Intanto Vado diventa la candidata ideale: nessuno protesta.
Doveva essere la svolta nella gestione dei rifiuti in Liguria. Doveva partire il 31 maggio, e invece siamo all’ennesimo rinvio. Il cronoprogramma stabilito dalla Regione Liguria per la realizzazione del termovalorizzatore – che prevede un impianto da 320mila tonnellate all’anno per trattare parte delle 800mila tonnellate di rifiuti prodotti in Liguria – si è inceppato sul primo scoglio: l’avvio della gara non c’è stato.
A certificarlo è un ampio articolo de La Repubblica a firma di Michela Bompani,…leggi… che documenta come Arlir, l’Agenzia Regionale per i Rifiuti – guidata da quasi due anni da Monica Giuliano, già sindaca di Vado Ligure – non abbia rispettato la scadenza fissata dalla delibera regionale per l’avvio delle procedure. Una battuta d’arresto che inevitabilmente compromette anche la seconda scadenza, quella del 31 luglio, data entro la quale i progetti dovevano essere presentati.
Il silenzio delle istituzioni, e in particolare dell’Agenzia regionale, è assordante. L’iter che avrebbe dovuto segnare una svolta si trasforma invece in una replica già vista: una paralisi operativa, uno stallo amministrativo senza assunzione di responsabilità. Si vocifera di una lettera interna per chiedere una proroga. Ma il paradosso è tutto politico: una giunta regionale che chiede a una struttura tecnica – peraltro da essa stessa nominata – di modificare le scadenze previste da una propria delibera.
Il punto dolente, però, è un altro. Il nodo politico non riguarda solo Genova o la Val Bormida, dove le proteste sono esplicite. Ma riguarda anche Vado Ligure, che invece si distingue per un atteggiamento molto più remissivo. La zona di Vado sembra essere diventata l’opzione “più facile”. Qui i sindaci tacciono, il dibattito è inesistente, e la discussione pubblica è stata sterilizzata dal Pd. Un silenzio che sa tanto di assenso, o almeno di comodo allineamento.
E in questo scenario, la posizione della Giuliano – figura tecnica ma dal curriculum fortemente politico – appare quantomeno ambigua. A capo di un’agenzia regionale strategica, non ha ancora fornito alcuna spiegazione sul mancato rispetto delle scadenze. Ma più che una disattenzione, sembra una precisa scelta di galleggiamento su consiglio della regione: prendere tempo, attendere che si abbassi la soglia del conflitto politico, aspettare che le proteste si spostino altrove.
Nel frattempo, il tempo passa. La Regione rimanda. Arlir prende tempo. I cittadini aspettano. E nel silenzio, cresce il sospetto: l’impianto non si fa perché serve, ma perché qualcuno ha deciso che deve farsi comunque – e magari proprio lì dove c’è meno rumore.






