
A Savona la TARI aumenta. Punto. Un +5% che pesa sulle famiglie e che, al netto di tecnicismi e formule tariffarie, racconta una storia fin troppo familiare: quando c’è da chiedere, il conto arriva sempre puntuale; quando c’è da spiegare, molto meno.
I numeri sono chiari. Secondo lo studio nazionale della UIL, Savona è passata da una spesa media pro capite di 377 euro annui a 440 euro in pochi anni. Solo nell’ultimo passaggio l’aumento medio è stato di 24 euro a residente, pari a circa il 5,8%. Un incremento che si inserisce in una tendenza nazionale fatta di rincari continui, diseguaglianze territoriali e servizi che non sempre migliorano in modo proporzionale.
La TARI, lo ricordiamo, non è una tassa “astratta”: è il costo di un servizio essenziale. Dovrebbe riflettere in modo trasparente quanto spendiamo per raccogliere, trattare e smaltire i rifiuti. E invece, anno dopo anno, sembra trasformarsi in una voce fissa destinata a salire comunque, indipendentemente dal contesto.
Il problema non è solo l’aumento in sé, ma il messaggio che passa. Ai cittadini viene chiesto di stringere i denti, di accettare che “non si può fare altrimenti”, di abituarsi all’idea che la TARI salga come se fosse una tassa patrimoniale mascherata. Nel frattempo, il dibattito pubblico si perde nei dettagli tecnici: quota fissa, quota variabile, metri quadrati, numero di occupanti, addizionali come il TEFA. Tutto corretto, per carità. Ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: pagare di più.
C’è poi un aspetto politico che non può essere ignorato. L’aumento della TARI viene spesso presentato come un fatto inevitabile, quasi naturale, frutto di dinamiche esterne e incontrollabili. Ma governare significa anche assumersi la responsabilità di spiegare perché, di dimostrare che ogni euro in più richiesto ai cittadini è davvero necessario e che non esistono margini di efficientamento ulteriori.
Quando una tassa cresce con questa regolarità, senza un parallelo beneficio percepibile, il rischio è evidente: la TARI smette di essere vista come il corrispettivo di un servizio e diventa l’ennesima voce di pressione fiscale locale. E quando succede, la fiducia si erode. Non per ideologia, ma per semplice esperienza quotidiana.
A Savona oggi il tema non è tecnico, è politico. L’aumento della TARI pone una domanda semplice, che molti cittadini si fanno davanti alla bolletta: perché pago di più? Finché questa domanda resterà senza una risposta convincente, ogni rincaro – anche “solo” del 5% – continuerà a sembrare non un destino inevitabile, ma una scelta subita.






