Cambia l’anno sul calendario, ma il copione resta identico. A Savona la Tari continua a salire con una puntualità quasi svizzera. Cambiano le percentuali, cambiano i comunicati stampa, cambiano gli assessori, ma il risultato per cittadini e imprese è sempre lo stesso: si paga di più.
Nel giugno 2025 erano state approvate le tariffe Tari per il 2026 con un aumento medio vicino al 4%.
Un anno dopo, luglio 2026, ecco un nuovo incremento: tra il 4% e l’8% per le tariffe che i savonesi pagheranno nel 2027.
Una continuità che ormai sembra essere diventata una regola.
Le solite giustificazioni dell’assessore Auxilia
Anche le motivazioni sembrano uscite da un copione già scritto.
C’è l’evasione da recuperare.
Ci sono i costi del servizio che aumentano.
C’è il passaggio dalla raccolta stradale al porta a porta che, invece di produrre i risparmi promessi, continua a richiedere maggiori risorse.
E poi arriva sempre la spiegazione tecnica: il Comune non decide realmente la Tari perché tutto deriva dai criteri fissati da Arera e validati da Arlir. L’amministrazione, viene spiegato, non può fare altro che prenderne atto.
Una spiegazione che, probabilmente, sarà anche corretta sotto il profilo normativo, ma che ai cittadini interessa fino a un certo punto. Perché alla fine la domanda resta sempre la stessa: se ogni anno la bolletta aumenta, dov’è il beneficio?
Il porta a porta doveva costare meno?
Per anni i cittadini hanno sentito ripetere che la raccolta differenziata più spinta avrebbe reso il sistema più efficiente.
Oggi, invece, il messaggio sembra essersi ribaltato: il porta a porta costa di più, servono più operatori, più mezzi, più organizzazione e quindi… altri aumenti.
È una contraddizione che meriterebbe una spiegazione molto più approfondita. Se il nuovo sistema è davvero migliore, dovrebbe essere accompagnato da un percorso che nel tempo porti almeno a una stabilizzazione dei costi. Invece, anno dopo anno, il conto continua a crescere.
La carezza dopo lo schiaffo
Naturalmente, come da tradizione, l’annuncio degli aumenti è accompagnato dalle rassicurazioni.
L’assessore al Bilancio spiega che l’amministrazione cercherà di calmierare l’impatto della stangata, prevedendo agevolazioni per le fasce più deboli.
Un’iniziativa certamente positiva per chi potrà beneficiarne.
Resta però un fatto: calmierare significa attenuare un aumento, non evitarlo.
Per la maggior parte delle famiglie e delle attività economiche la bolletta continuerà comunque a crescere.
La vera domanda
Il punto non è negare che i costi possano aumentare o che esistano regole nazionali da rispettare.
Il punto è che i cittadini hanno ormai la sensazione di assistere ogni anno allo stesso film.
Prima arrivano gli aumenti.
Poi arrivano le spiegazioni.
Infine arrivano le rassicurazioni.
E dodici mesi dopo tutto ricomincia.
La Tari rischia così di diventare una tassa che cresce automaticamente, indipendentemente dalla percezione della qualità del servizio.
Per questo sarebbe utile che, oltre ai comunicati sugli aumenti, venissero presentati anche obiettivi concreti: quando i costi smetteranno di crescere? Quando il nuovo sistema entrerà davvero a regime? E soprattutto, esiste un piano che permetta, un giorno, di ridurre la pressione fiscale invece di aumentarla ogni estate?
Perché se ogni anno il ritornello è sempre lo stesso, allora anche i cittadini hanno il diritto di fare sempre la stessa domanda: ma quando finirà questa spirale di aumenti?






