
Dopo mesi di proteste, assemblee pubbliche e richieste di chiarimento, la contestazione contro la Tari a Savona entra in una nuova fase. Non più soltanto critiche politiche o lettere di protesta, ma ricorsi formali destinati ad approdare davanti alla Corte di Giustizia Tributaria.
Le prime impugnazioni, promosse da cittadini attraverso l’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari (UPPI) e l’associazione “Diritti, Cultura e Sviluppo”, segnano l’inizio di una battaglia che potrebbe coinvolgere numerosi contribuenti.
Al centro della vicenda non c’è soltanto l’aumento della tassa sui rifiuti, ma soprattutto una domanda di principio: è corretto far pagare la stessa tariffa quando il servizio viene svolto in modo diverso a seconda del quartiere?
A Savona, infatti, convivono ancora tre differenti sistemi di raccolta. In alcune zone sono stati installati i cassonetti elettronici accessibili con tessera; altrove si utilizzano ancora i contenitori condominiali con chiave; in molte aree restano i mastelli da esporre secondo un calendario rigido, con inevitabili disagi per chi deve conservare i contenitori in casa o lasciarli sul marciapiede nei giorni stabiliti.
Una situazione che, secondo i ricorrenti, crea un’evidente disparità di trattamento tra cittadini che pagano una tassa identica ma ricevono un servizio organizzato in modo profondamente diverso.
Non è però l’unico aspetto contestato. Alcuni contribuenti sostengono di aver riscontrato anomalie nel calcolo della Tari, legate alla superficie degli immobili o al numero dei componenti del nucleo familiare. Anche questi elementi saranno sottoposti all’esame dei giudici tributari con la richiesta di un ricalcolo delle somme dovute.
La questione va però oltre il singolo ricorso. Se dovessero emergere errori diffusi o venisse riconosciuto che il diverso sistema di raccolta incide sulla qualità del servizio, il contenzioso potrebbe allargarsi e interessare un numero ben più elevato di contribuenti.
L’intera vicenda rappresenta anche un banco di prova per l’amministrazione comunale e per Sea-S, chiamate a dimostrare che l’attuale organizzazione del servizio garantisce pari diritti a tutti i cittadini e che le tariffe applicate rispettano i criteri previsti dalla normativa.
In un periodo in cui il costo dei servizi pubblici continua ad aumentare, cresce anche la richiesta di trasparenza. I cittadini sembrano sempre meno disposti ad accettare rincari senza comprenderne le motivazioni e, soprattutto, senza verificare che il servizio ricevuto sia realmente proporzionato a quanto pagano.
Ora sarà la giustizia tributaria a stabilire se le contestazioni abbiano fondamento. Ma un dato è già evidente: quella sulla Tari non è più soltanto una polemica politica. È diventata una questione di diritti, di uguaglianza tra contribuenti e di fiducia nel rapporto tra cittadini e amministrazione.






