Tari, aumenti e raccolta differenziata: la protesta arriva davanti ai giudici

La contestazione contro la nuova gestione dei rifiuti a Savona compie un salto di qualità. Non più soltanto proteste sui social, lettere ai giornali, segnalazioni fotografiche e assemblee di quartiere. Adesso la battaglia si sposta nelle aule della Corte di Giustizia Tributaria.

Le associazioni UPPI e Diritti, Cultura e Sviluppo hanno infatti annunciato la raccolta di casi pilota per impugnare le cartelle Tari recapitate ai cittadini savonesi. Una iniziativa che potrebbe rappresentare soltanto il primo passo di un contenzioso ben più ampio destinato a coinvolgere centinaia di contribuenti.

La questione è semplice e allo stesso tempo esplosiva: mentre arrivano bollette più pesanti, cresce il numero di cittadini che ritiene di ricevere un servizio non solo insufficiente, ma anche profondamente diseguale.

Da una parte ci sono i residenti costretti a convivere con il sistema dei mastelli e con calendari rigidi di conferimento. Famiglie numerose, anziani e persone con poco spazio domestico si trovano spesso a dover conservare in casa sacchi e contenitori per giorni.

Dall’altra parte esistono zone della città dove sono disponibili cassonetti elettronici accessibili con tessera o contenitori condominiali utilizzabili in qualsiasi momento. In pratica, a parità di tassa pagata, non tutti usufruiscono dello stesso servizio.

È proprio questo il punto che rischia di trasformarsi nel vero tallone d’Achille dell’intero sistema: il principio di uguaglianza tra contribuenti.

A rendere ancora più difficile la situazione vi sono le numerose segnalazioni di mancati ritiri, accumuli di sacchi in strada e criticità igienico-sanitarie documentate dai residenti attraverso fotografie e video. In alcuni quartieri, come Via Crispi e Via Torino, le lamentele sono ormai diventate una costante.

Il paradosso denunciato dai cittadini è evidente: si paga di più per un servizio che molti giudicano peggiore e, in alcuni casi, si rischiano persino sanzioni amministrative quando i sacchi restano in strada per giorni senza essere ritirati.

Naturalmente sarà la magistratura tributaria a stabilire se esistano o meno i presupposti giuridici per contestare la Tari. Tuttavia il dato politico appare già chiaro.

Quando una contestazione riesce a mettere d’accordo proprietari di immobili, inquilini, famiglie, pensionati e commercianti, significa che il malcontento ha superato i confini delle tradizionali appartenenze politiche.

L’amministrazione comunale e SEA-S hanno sempre difeso il nuovo modello sostenendo che ogni cambiamento richiede un periodo di adattamento. Una posizione comprensibile. Ma dopo mesi di polemiche, continue modifiche organizzative, spostamenti di utenze da un sistema all’altro e proteste diffuse, la sensazione di molti cittadini è che il problema non sia più l’adattamento bensì il modello stesso.

Ora la parola passa agli avvocati e ai giudici.

Perché se il porta a porta doveva essere la rivoluzione destinata a migliorare il servizio, il rischio è che venga ricordato come il sistema che ha trasformato la raccolta dei rifiuti in una delle più grandi controversie amministrative degli ultimi anni nella storia della città.

E quando una tassa finisce davanti alla Corte di Giustizia Tributaria, significa che il problema non è più soltanto nei sacchi dell’immondizia. È ormai entrato nelle istituzioni.

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