
Savona si ritrova, ancora una volta, nel gruppetto dei capoluoghi italiani dove la TARI pesa di più. Una città da 60 mila abitanti che però paga quanto – e talvolta più – di metropoli che gestiscono volumi e complessità enormemente superiori.
Secondo il Dossier Rifiuti Urbani 2025 di Cittadinanzattiva, la spesa media nazionale è di 340 euro l’anno, mentre Savona si colloca molto al di sopra: 409 euro, seconda in Liguria solo a Genova (509 euro) e più cara persino di Roma, Torino e Firenze.
Il dato è riportato nella sezione dedicata alle variazioni tariffarie, dove Savona compare con un aumento del 5,5%rispetto all’anno precedente
Un risultato che pesa, soprattutto in un contesto dove il servizio percepito non migliora e dove la nuova raccolta “porta a porta” ha prodotto più disagi che benefici.Una TARI da grandi città, ma con performance da zona grigia
Il confronto con altre realtà italiane è impietoso.
Non solo città come Milano, Bologna o Venezia – caratterizzate da sistemi di raccolta integrata e impiantistica efficiente – presentano costi inferiori rispetto a Savona, ma anche molti capoluoghi del Sud, tradizionalmente più in difficoltà.
Secondo l’analisi, il principale fattore che incide sulle tariffe è la bassa raccolta differenziata ligure, che si ferma al 58,3%, molto sotto la media nazionale del 66,6%
Savona non fa eccezione.
Anzi, paga un doppio prezzo:
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Un sistema di raccolta non ancora rodato, introdotto spesso senza una progettazione preventiva adeguata.
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Costi elevati di smaltimento dell’indifferenziato, che finiscono per schiacciare verso l’alto la tariffa.
Il porta a porta “tardivo” e mal calibrato
L’assessore al Bilancio ha più volte sostenuto che la TARI diminuirà grazie all’introduzione del porta a porta, sottolineando che i benefici si vedranno solo nel 2027/2028.
Un’affermazione che, tecnicamente, è corretta: la TARI viene calcolata sui costi di due anni prima.
Ma il vero nodo politico è un altro:
il porta a porta a Savona è stato introdotto tardi e male.
Non esistono dubbi:
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Nessuna fase pilota.
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Nessuna progettazione dei flussi.
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Cassonetti eliminati prima di stabilizzare il servizio.
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Quartieri rimasti settimane in difficoltà.
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Utenti frastornati da modifiche continue.
E ora si scopre che i costi restano alti, nonostante la promessa – ripetuta per anni – che il nuovo sistema avrebbe portato risparmi strutturali.
Perché gli altri risparmiano e Savona no?
Guardando i dati del dossier, emergono alcune evidenze:
1. Tariffe più basse dove la differenziata funziona
La Spezia e Imperia, pur essendo capoluoghi liguri, hanno costi di molto inferiori (242 e 319 euro).
La motivazione è semplice: sistemi più stabili e raccolta differenziata più efficace.
2. Le città con TARIP (tariffa puntuale) risparmiano
Dove si applica il principio “meno indifferenziato produci, meno paghi”, la spesa cala mediamente del 18% nel giro di tre anni.
Savona ne è ancora lontana.
3. L’impiantistica conta
La Liguria continua a esportare rifiuti e pagare tariffe di conferimento elevate.
Senza infrastrutture moderne, il costo finale ricade interamente sul cittadino.
Savona: tra aumenti, inefficienze e promesse rinviate
Il dato di 409 euro non è un caso isolato: Savona negli ultimi anni ha visto incrementi continui, in parallelo a una percezione dei cittadini tutt’altro che positiva.
Il dossier di Cittadinanzattiva evidenzia chiaramente come, in Italia, i territori con bassa qualità del servizio e scarsa trasparenza tendano a pagare di più.
Savona rientra purtroppo in questa categoria: non per volontà degli utenti, ma per la somma di ritardi, scelte mal pianificate e gestione disomogenea.
Conclusione – Una città che paga troppo per un servizio che funziona troppo poco
La narrazione secondo cui la TARI scenderà in futuro è politicamente comoda, ma priva oggi di garanzie concrete.
Il “porta a porta” potrà produrre benefici solo se:
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diventa realmente efficiente;
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riduce drasticamente l’indifferenziato;
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introduce meccanismi di tariffazione puntuale;
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migliora la qualità della raccolta e del servizio;
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si accompagna a una revisione seria della governance dei rifiuti.
Fino ad allora, i savonesi continueranno a pagare più di città molto più grandi e ben organizzate – senza ricevere un servizio all’altezza.






