Quando il problema diventa la borsa frigo e non anni di concessioni fuori controllo
A Spotorno, improvvisamente, il mare fa paura. Non il cemento, non le concessioni eterne, non gli stabilimenti trasformati nel tempo in piccole cittadelle autosufficienti. No. Fa paura la spiaggia libera. O meglio: fa paura che la spiaggia libera arrivi al 40%, una percentuale che in Liguria è da anni scritta nelle norme come obiettivo, ma che diventa “scandalosa” solo quando qualcuno prova ad applicarla.
Ed ecco che il dibattito politico si popola di problemi nuovi di zecca, spesso inconsistenti, a volte francamente ridicoli. Non si parla più di legalità delle concessioni, di equilibrio tra pubblico e privato, di accesso al mare. Si parla di turisti col panino, di borse frigo, di “degrado imminente”, come se una spiaggia libera fosse per definizione un luogo incivile.
Il capro espiatorio perfetto: il turismo “col panino”
Il copione è sempre lo stesso. Se aumenta la spiaggia libera, arriveranno i “mordi e fuggi”. Lasceranno rifiuti. Occuperanno spazi. Disturberanno l’ordine costituito.
Peccato che questo racconto serva solo a una cosa: spostare l’attenzione. Non si parla più di ciò che è accaduto negli anni – concessioni allungate, ampliamenti tollerati, stabilimenti sempre più chiusi e autosufficienti – ma si costruisce un nemico facile: il cittadino che porta il pranzo da casa.
Che le spiagge libere vadano controllate, pulite e gestite è ovvio. Ma qui sta il punto politico: perché questo rigore viene invocato solo quando il bene torna pubblico?
Dov’era la stessa severità quando pezzi di litorale diventavano, di fatto, villaggi vacanza sul mare?
Villaggi balneari e paese svuotato
C’è poi un aspetto che curiosamente resta fuori dal dibattito: l’economia del paese.
Quando uno stabilimento non è più solo ombrelloni e cabine, ma ristorante, bar, aperitivi, animazione, eventi e servizi interni, la domanda è semplice: che fine fanno i bar e i ristoranti di Spotorno?
Il rischio è evidente: un turismo che consuma tutto “dentro” e attraversa il paese senza viverlo. Altro che difesa dell’economia locale.
Eppure questo modello, che nel tempo ha snaturato interi tratti di costa, non viene mai messo in discussione. Il problema, ci dicono, è sempre e solo la spiaggia libera.
🇫🇷 A pochi chilometri, in Francia, il mare è pubblico. E funziona
Basterebbe guardare oltre confine per smontare questa narrazione. In Francia, a pochi chilometri da Spotorno, lungo la Costa Azzurra e la Provenza, la stragrande maggioranza delle spiagge è libera. Non per questo sono sporche, caotiche o degradate.
Sono spiagge pubbliche, pulite, regolamentate, con servizi essenziali, controlli costanti e sanzioni vere per chi non rispetta le regole. Nessuna crociata contro le borse frigo, nessuna demonizzazione del cittadino. Il principio è semplice: il mare è di tutti, e proprio per questo viene amministrato con serietà.
Il turista col panino non è visto come un pericolo sociale, ma come un normale fruitore di un bene comune. Il problema non è vietare, ma gestire. E il confronto rende grottesco il dibattito nostrano: qui si grida al degrado, lì si governa il territorio.
Legalità a corrente alternata
Si sente dire che il 40% sarebbe “fuori legge”. In realtà la questione è molto più complessa e, soprattutto, politica.
Le norme regionali indicano quella percentuale come obiettivo strutturale; le sospensioni e i rinvii degli ultimi anni non cancellano il problema, lo rimandano. Ma trasformare il rispetto del mare pubblico in una colpa, mentre si difendono rendite e privilegi consolidati, è una forma di doppia morale.
Perché il punto vero non è la percentuale. Il punto è la scelta:
– un litorale accessibile, gestito e condiviso
oppure
– una costa spezzettata, privatizzata di fatto, dove il pubblico è tollerato solo se non disturba.
Conclusione: il problema non è la spiaggia libera
La spiaggia libera non è il problema.
Il problema è aver concesso troppo per troppo tempo, e oggi usare paure costruite per difendere lo status quo.
Il problema è invocare ordine solo quando il mare torna ai cittadini, dopo anni di flessibilità e silenzi.
E soprattutto è surreale che, nel 2026, a Spotorno il vero scandalo non siano le concessioni diventate intoccabili, ma una famiglia che arriva al mare con la borsa frigo.







