Quando un’intera categoria decide di disertare la festa della Bandiera Blu per protestare contro il Comune, la domanda da porsi è semplice: chi ne trae davvero beneficio?
A Spotorno i balneari hanno scelto di non partecipare alla cerimonia pubblica, spiegando di voler denunciare le criticità nella gestione comunale delle spiagge libere e le conseguenze del nuovo Piano di utilizzo del demanio marittimo. Una scelta che, dal loro punto di vista, voleva essere un segnale forte. Ma il risultato rischia di essere esattamente l’opposto.
La Bandiera Blu non appartiene ai concessionari balneari. Non appartiene al sindaco. E nemmeno all’amministrazione comunale. È un riconoscimento che riguarda l’intera comunità: cittadini, scuole, associazioni, operatori turistici e tutti coloro che, nel corso dell’anno, contribuiscono a mantenere elevati gli standard ambientali e dei servizi.
Disertare quella cerimonia significa trasformare una festa della comunità in un terreno di scontro politico-amministrativo.
Le ragioni dei balneari possono anche essere legittime. È comprensibile che vi sia preoccupazione per il nuovo PUD, per l’applicazione della direttiva Bolkestein e per il futuro delle concessioni. Sono questioni importanti, che meritano confronto e dibattito. Ma proprio perché sono temi seri, dovrebbero essere affrontati nei tavoli istituzionali, nelle sedi amministrative e, se necessario, davanti ai tribunali amministrativi. Non utilizzando come strumento di pressione una manifestazione che celebra un riconoscimento internazionale.
Anche le accuse rivolte al Comune sulla gestione delle spiagge libere meritano verifiche e risposte puntuali. Se davvero esistono carenze nei servizi, nella pulizia, nella raccolta differenziata o nella sicurezza, l’amministrazione ha il dovere di intervenire rapidamente. Ma questo non cambia il significato della protesta.
Il rischio è che l’opinione pubblica percepisca il gesto come una forma di ripicca più che come una battaglia di principio.
Il sindaco ha parlato di “mancanza di rispetto” verso la città, le scuole e i cittadini. Un’espressione forse dura, ma che coglie un punto: la Bandiera Blu è un patrimonio collettivo e trasformarla in un campo di battaglia rischia di dividere una comunità invece di unirla.
I balneari rappresentano una componente fondamentale dell’economia di Spotorno e nessuno mette in discussione il loro ruolo nello sviluppo turistico della località. Proprio per questo ci si aspetta da loro anche senso di responsabilità istituzionale.
Le proteste sono un diritto. Ma esistono tempi, modi e luoghi per renderle efficaci.
Boicottare la festa della Bandiera Blu rischia invece di apparire come un gesto simbolico che finisce per danneggiare soprattutto l’immagine della stessa Spotorno, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto promuovere il proprio mare e la propria vocazione turistica.
Le battaglie si possono combattere senza confondere gli avversari con la comunità. Perché quando a perdere è l’immagine del paese, alla fine non vince nessuno.






