Più cresce la stima per il coraggio politico del sindaco di Spotorno Mattia Fiorini, più un dubbio diventa impossibile da ignorare:
il Partito Democratico, il partito del suo sindaco, da che parte sta davvero?
Appoggia chi decide di applicare la legge sul 40% di spiagge libere, assumendosi il peso delle proteste e delle pressioni?
Oppure preferisce restare nel comodo limbo del “né con né contro”, sperando che la tempesta passi senza lasciare tracce elettorali?
A leggere le dichiarazioni del consigliere regionale Roberto Arboscello, la risposta purtroppo sembra chiara: il Pd non vuole scegliere.
Arboscello parla di “clima di contrapposizione”, di “ultras”, di necessità di “equilibrio”. Parole levigate, rassicuranti, apparentemente ragionevoli. Ma completamente fuori fuoco rispetto al punto centrale della vicenda: qui non si tratta di tifoserie, ma di applicare una norma vigente, che assegna ai sindaci una responsabilità precisa.
Dire che “le contrapposizioni sono sempre sbagliate” è un modo elegante per non dire nulla. Perché quando una legge fissa una soglia chiara, non esistono due posizioni equivalenti: o la si applica, o la si ostacola. Tutto il resto è retorica da convegno.
Il Pd di qualche anno fa avrebbe cavalcato questa battaglia:
spiagge come bene pubblico, accesso al mare come diritto, fine dei privilegi sedimentati nel tempo. Avrebbe difeso senza esitazioni un sindaco che sceglie la strada più difficile ma più coerente.
Il Pd di oggi, invece, appare silenzioso, timoroso, paralizzato. Affetto da una cronica sindrome dell’accerchiamento: non prende posizione per paura di perdere voti, finendo così per perdere identità. Un partito che parla di riforme strutturali, ma quando la riforma arriva davvero sul tavolo, abbassa lo sguardo.
Nelle dichiarazioni di Arboscello c’è tutto il catalogo del Pd contemporaneo:
– il richiamo agli “errori del passato”, sempre utili perché non impegnano nel presente;
– la richiesta di una riforma complessiva, perfetta scusa per non affrontare l’oggi;
– l’invocazione a non lasciare soli i sindaci, mentre di fatto li si lascia politicamente scoperti.
Perché Fiorini oggi è solo. Solo contro i balneari, solo contro le accuse di autoritarismo, solo davanti a una scelta legittima in difesa del bene comune. E il suo partito, invece di dire chiaramente “applichiamo la legge ed è giusto così”, preferisce rifugiarsi nell’equilibrismo verbale.
Un partito che non prende posizione su nulla non serve a nessuno, se non alla propria sopravvivenza – peraltro sempre più stanca e autoreferenziale.
E quando un partito smette di scegliere, smette anche di essere utile.
La politica, prima o poi, presenta il conto. E il conto del silenzio, di solito, è più salato di quello del coraggio.






