
Questa mattina a Spotorno sono comparsi i consiglieri regionali Sara Foscolo e Angelo Vaccarezza, accompagnati dall’immancabile Sasso del Verme, braccio destro di Ripamonti. Quest’ultimo, con ogni probabilità, era impegnato in faccende più urgenti: magari a salvare le funivie, o più semplicemente a non farsi vedere.
La missione era chiara: incontro con i balneari del Comune di Spotorno per parlare del nuovo PUD – Piano di Utilizzo del Demanio, quello che il sindaco Mattia Fiorini e la sua amministrazione stanno per approvare. Un piano che, secondo il racconto dei presenti, sarebbe una sorta di ordigno a orologeria pronto a devastare l’economia locale, la sicurezza, il decoro, l’immagine turistica e – perché no – probabilmente anche il clima.
Il copione è noto e ormai collaudato: il PUD non sarebbe stato condiviso (lo dicono loro), porterà alla perdita di posti di lavoro (quanti e quali, non si sa), aumenterà il degrado (come se oggi vivessimo in una cartolina patinata) e genererà problemi di sicurezza. Il tutto per colpa di un elemento ritenuto improvvisamente tossico: il 40% di spiagge libere.
Peccato che quel 40% sia previsto dalla legge da anni. Anni. Decenni, in alcuni casi. E peccato che non sia mai stato applicato, senza che questo provocasse drammi istituzionali, conferenze stampa, pellegrinaggi politici o improvvise epifanie sul futuro del turismo.
Ed è qui che nasce la domanda inevitabile, quella che Foscolo e Vaccarezza farebbero bene a porsi prima di pontificare:
dove sono stati finora?
Dov’erano mentre la legge veniva sistematicamente ignorata?
Dov’erano quando le spiagge libere sparivano metro dopo metro?
Dov’erano quando il decoro veniva sacrificato, quando il litorale diventava sempre più esclusivo e meno pubblico, quando la sicurezza e l’accessibilità erano problemi reali e quotidiani?
Silenzio. Totale.
Per anni tutto è andato bene così. Nessun allarme, nessuna preoccupazione, nessun amore improvviso per l’interesse collettivo.
Oggi invece, appena un sindaco decide di applicare una norma esistente, ecco la metamorfosi: i due consiglieri regionali riscoprono il ruolo di sentinelle del territorio, profeti di sventura, difensori dell’economia locale e paladini del decoro. Una conversione fulminea che non profuma di tutela della comunità, ma di difesa di interessi consolidati, quelli che prosperano solo quando le regole restano lettera morta.
La verità è semplice, e fa male proprio per questo:
se Spotorno oggi ha problemi di sicurezza, di immagine, di degrado e di precarietà economica, non è certo colpa del PUD. È il risultato di anni di immobilismo politico, di controlli mancati, di scelte mai fatte e di una Regione che ha preferito voltarsi dall’altra parte.
Per questo suonano stonate – e francamente irritanti – le lezioni di chi arriva all’ultimo minuto a gridare al disastro.
Il disastro, semmai, è già avvenuto.
E non porta la firma di chi prova a rimettere ordine, ma di chi per anni ha fatto finta di non vedere.
Il resto è solo teatro. E Spotorno, ancora una volta, paga il prezzo della solita, vecchia ipocrisia politica.






