Per quattro anni i savonesi hanno ascoltato annunci, conferenze stampa, progetti, manifestazioni d’interesse e promesse di rilancio. Nel frattempo, però, la realtà è rimasta sempre la stessa: tende, degrado, bivacchi, episodi di violenza e una crescente sensazione di insicurezza.
L’ultimo episodio è il più drammatico possibile. L’uomo accoltellato domenica pomeriggio sulla spiaggia libera del Prolungamento, sotto il Priamar, è morto durante la notte all’ospedale San Paolo. Si chiamava Yassine Mirinioui, aveva 37 anni. Per il suo aggressore, ancora ricercato, l’accusa è ora di omicidio.
Un fatto gravissimo, avvenuto in pieno giorno, davanti a famiglie, turisti e bambini.
Non si tratta più di una rissa notturna o di un episodio confinato alle ore più tarde. È successo alle tre del pomeriggio, nel pieno della stagione balneare, in una delle spiagge simbolo di Savona.
Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, dopo aver urlato: “Devi imparare a comportarti”, l’aggressore ha estratto un coltello colpendo la vittima all’addome. L’uomo, ferito mortalmente, ha percorso ancora alcuni metri prima di crollare davanti ai bagnanti.
Le indagini chiariranno il movente, ma un particolare emerge già con chiarezza: la vittima viveva da alcuni giorni proprio nella tendopoli sotto le mura del Priamar, dove la sua tenda era ancora montata dopo l’aggressione.
Ed è qui che politica e cronaca finiscono inevitabilmente per incontrarsi.
Da anni quella zona rappresenta uno dei punti più critici della città. Residenti, operatori balneari e commercianti denunciano una situazione che definiscono fuori controllo: bivacchi permanenti, degrado, risse, consumo di alcol, episodi di violenza e continui interventi delle forze dell’ordine.
Eppure, mentre il problema cresceva, Palazzo Sisto continuava a raccontare un’altra storia.
L’assessore Francesco Rossello, dal 2022 ad oggi, ha costruito una lunga sequenza di annunci.
Nel 2022 si parlava dell’imminente rilancio dell’area con attività sportive.
Nel 2023 arrivavano beach volley, nuovi servizi e un presidio costante.
Nel 2024 si aggiungevano convenzioni, collegamenti strategici e strutture multifunzionali.
Nel 2025 il grande salto: project financing, investitori privati, manifestazioni d’interesse e il consueto slogan dell’amministrazione Russo: “Siamo pronti.”
Nel 2026 l’obiettivo è diventato ancora più ambizioso: “Nei prossimi anni puntiamo ad aumentare…”
Il problema è che, mentre aumentano gli annunci, non aumenta la sicurezza.
Anzi.
La spiaggia sotto il Priamar continua ad essere occupata da tende improvvisate e situazioni di marginalità sociale che, senza controlli costanti e senza un vero progetto di gestione, rischiano di trasformarsi in emergenze di ordine pubblico.
Nessuno sostiene che il Comune sia responsabile di un omicidio.
Le responsabilità penali sono esclusivamente di chi impugna un coltello e decide di usarlo.
Ma esiste anche una responsabilità politica quando per anni si conosce una situazione di degrado senza riuscire a risolverla.
Non bastano rendering, conferenze stampa e annunci ripetuti ogni estate.
Una delle zone più belle e frequentate della città non può convivere con una tendopoli permanente.
Non è dignitoso per chi vive in quelle tende.
Non è sicuro per i cittadini.
Non è accettabile per i turisti.
Gli stessi gestori degli stabilimenti balneari lo ripetono da tempo: servono controlli continui, un presidio stabile e una gestione reale dell’area, non soltanto progetti che vengono sistematicamente rinviati all’anno successivo.
Ora un uomo è morto.
E la domanda che molti savonesi si pongono è inevitabile: si doveva davvero aspettare la tragedia prima di capire che quella spiaggia non poteva più essere lasciata in quelle condizioni?






