Il rapporto “Mal’Aria di città 2026” tra dati e preoccupazioni
Il nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente fotografa una situazione che, almeno sulla carta, appare meno critica rispetto al passato, ma ancora lontana da una vera svolta. A livello nazionale lo smog diminuisce, ma troppo lentamente per rispettare i nuovi limiti europei previsti per il 2030.
Per quanto riguarda Savona, i dati mostrano una situazione relativamente sotto controllo, ma con segnali da non sottovalutare.
Secondo il dossier, nel 2025 si registra un lieve peggioramento per PM10, PM2.5 e biossido di azoto, pur rimanendo sotto i limiti di legge.
Il valore medio dell’NO₂ si attesta intorno ai 16 µg/m³, mentre il PM2.5 arriva a circa 10 µg/m³, rispettando i limiti europei attuali ma restando distante dalle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, che indicano soglie più basse per tutelare la salute.
In altre parole: l’aria non è fuori controllo, ma non è nemmeno davvero pulita.
L’obiettivo 2030 e la sfida ancora aperta
Il quadro nazionale aiuta a capire il problema.
Nel 2025 sono scese a 13 le città italiane che hanno superato i limiti giornalieri di PM10, uno dei risultati migliori degli ultimi anni.
Ma guardando ai nuovi parametri europei previsti dal 2030, la situazione cambia drasticamente:
- il53% dei capoluoghi sarebbe già fuori norma per il PM10,
- il73% per il PM2.5,
- il38% per l’NO₂.
Questo significa che anche città considerate “virtuose”, come Savona, dovranno comunque migliorare.
Il rapporto di Legambiente ricorda che l’inquinamento atmosferico resta il principale rischio ambientale per la salute nelle città e che i miglioramenti registrati sono ancora fragili.
Tra dati e percezione
Il paradosso è evidente:
i numeri indicano un miglioramento lento ma reale, mentre la percezione dei cittadini — soprattutto nelle aree industriali o nelle valli interne — resta segnata da decenni di emergenze ambientali.
Savona sembra oggi lontana dalle città più inquinate d’Italia, ma la strada verso gli obiettivi europei è ancora lunga.
E in territori come la Val Bormida la qualità dell’aria non è solo una questione di statistiche, ma di memoria industriale e di scelte future.
Perché il problema non è soltanto quanto smog c’è oggi, ma quanto inquinamento siamo disposti ad accettare domani.






