Sfalci d’erba, appalti e favori: cala il sipario sullo scandalo della Provincia di Savona

La vicenda giudiziaria che per mesi ha scosso Palazzo Nervi arriva al suo punto fermo: una serie di patteggiamenti che chiude – almeno sul piano penale – l’inchiesta sulle irregolarità negli appalti per lo sfalcio dell’erba lungo le strade provinciali.

Il funzionario chiave e l’ammissione delle responsabilità

A spiccare tra i nomi coinvolti c’è quello di Andrea Tessitore, storico responsabile della manutenzione viaria, figura centrale nel sistema di affidamenti finito sotto la lente della Procura. Tessitore ha concordato una pena di tre anni, che verrà convertita in lavori di pubblica utilità, accompagnata da una lunga interdizione dai pubblici uffici.

Per lui, l’inchiesta aveva parlato di denaro ricevuto in contanti – da poche centinaia a diverse migliaia di euro – in cambio di “favori” nelle procedure di assegnazione dei lotti di manutenzione. La Provincia lo aveva sospeso già all’inizio dell’indagine, e ora annuncia la riapertura del procedimento disciplinare.

L’ex capocantiere e il geometra: pene più leggere

Patteggiamento anche per l’ex capocantoniere Claudio Sardo, ormai in pensione, che ha accettato una condanna a 2 anni e 4 mesi convertiti in lavori sociali. Anche per lui scatta il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.

Più lieve, invece, la posizione del geometra Roberto Bottazzi, condannato a otto mesi con pena sospesa per falso nelle certificazioni dei lavori.

Le accuse complessive spaziavano da corruzione a turbativa d’asta, passando per falso e truffa ai danni dell’ente.

Il ruolo degli imprenditori e l’intricata ragnatela degli appalti

Nel fascicolo figuravano anche gli imprenditori pugliesi vicini alla ditta che si era aggiudicata due lotti di sfalcio, per importi nell’ordine dei 20-22 mila euro, con ribassi d’asta anomali.

Secondo gli investigatori, gli affidamenti sarebbero stati “pilotati” anche tramite imprese prestanome e certificazioni gonfiate, mentre in alcuni casi gli operai non si sarebbero mai visti sui tratti assegnati.

Uno degli imprenditori, Giuseppe Rizzi, ha a sua volta patteggiato una pena di tre anni. Per un altro è stato disposto il non luogo a procedere, mentre un terzo è stato condannato con rito abbreviato a sei mesi per turbativa d’asta.

La Provincia ora chiede il conto

Il presidente della Provincia, Pierangelo Olivieri, ha confermato l’intenzione dell’ente di procedere nelle sedi civili per ottenere i risarcimenti:
«La sentenza chiude una parte della vicenda, ma ora si apre quella disciplinare e quella relativa al danno economico subito. La Provincia farà la sua parte fino in fondo».

Un sistema che fa discutere

Al di là dei dettagli penali, la vicenda ha riacceso il dibattito sul sistema degli appalti “minori”, quegli affidamenti rapidi che spesso passano sotto silenzio e che, se non controllati, diventano terreno fertile per piccole o grandi distorsioni.

Stavolta la magistratura è intervenuta con forza. Ma il vero interrogativo resta: come si è potuto arrivare a un meccanismo così rodato senza che nessuno si accorgesse di nulla per anni?

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