
C’era almeno una speranza tra i cittadini savonesi: che, di fronte ai problemi del nuovo sistema di raccolta differenziata, il Comune avesse il buon senso di congelare ogni aumento della Tari. Invece no. La giunta si prepara ad approvare un Piano economico-finanziario che potrebbe tradursi in un ulteriore rincaro di circa il 6%.
La motivazione è ormai quella che conosciamo: bisogna coprire i costi del nuovo servizio e degli investimenti effettuati da Sea-S.
Ma è proprio qui che nasce il cortocircuito.
Prima i disagi, poi il conto
Negli ultimi mesi i cittadini hanno dovuto fare i conti con un sistema che ha generato polemiche continue: mastelli, calendari rigidi, bidoni intelligenti, tessere elettroniche, conferimenti complicati, modalità diverse a seconda dei quartieri e multe per chi sbaglia.
Una città divisa in tre sistemi di raccolta differenti, dove ciò che è consentito in una zona diventa una violazione poche centinaia di metri più in là.
A questo si aggiungono segnalazioni di cassonetti pieni, difficoltà per anziani e lavoratori, proteste di commercianti e amministratori di condominio.
Di fronte a tutto questo, la risposta dell’amministrazione sembra essere una sola: pagare di più.
Una logica difficile da spiegare
Normalmente un servizio migliora e, se proprio deve costare di più, i cittadini almeno ne percepiscono i benefici.
A Savona, invece, si chiede ai contribuenti di finanziare un sistema che molti continuano a contestare.
È una scelta che rischia di incrinare ulteriormente il rapporto di fiducia tra amministrazione e cittadini.
Perché la domanda è inevitabile: se il servizio è ancora oggetto di tante critiche, è davvero questo il momento per aumentare la tassa?
Intanto arrivano i ricorsi
Non è un caso che gli aumenti precedenti siano già finiti davanti alla Corte di Giustizia Tributaria.
L’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari e l’associazione Diritti, Cultura e Sviluppo hanno avviato i ricorsi sostenendo che le tariffe siano inique rispetto al servizio effettivamente ricevuto.
Una vicenda che dovrebbe suggerire prudenza.
Invece si va avanti come se nulla fosse.
Il cittadino paga sempre
La sensazione è che, ogni volta che i conti non tornano, la soluzione sia sempre la stessa: mettere mano al portafoglio dei cittadini.
Non importa se il servizio è ancora in fase di assestamento.
Non importa se esistono evidenti differenze di trattamento tra quartieri.
Non importa se le proteste continuano.
L’importante è che il Piano economico-finanziario chiuda in pareggio.
Prima i risultati, poi gli aumenti
Un’amministrazione dovrebbe pretendere prima di tutto risultati misurabili: un servizio efficiente, strade pulite, raccolta puntuale, regole semplici e uguali per tutti.
Solo dopo, eventualmente, si può discutere di aumenti.
A Savona, invece, sembra valere il principio opposto: prima si presenta il conto, poi si spera che il servizio migliori.
È un metodo che rischia di alimentare ancora di più il malcontento.
Perché una tassa può anche aumentare, ma deve essere accompagnata dalla percezione di un servizio migliore.
Se invece cresce soltanto la bolletta, mentre le contestazioni continuano e i ricorsi arrivano in tribunale, diventa difficile chiedere ai cittadini di comprendere. Più facile, invece, è capire perché la loro pazienza stia finendo.






