
È un modo di dire fastidioso e orribile adoperato prevalentemente dalla politica.
In questi giorni tutti a condannare gli atti vandalici durante le manifestazioni nel fine settimana
Una vetrina distrutta, gli scaffali svuotati, le danneggiate durante i tumulti.
Non possiamo non esprimere solidarietà alle forze dell’ordine che hanno subito aggressioni e percosse.
Anni fa si usava dire rispetta le forze dell’ordine sono lavoratori come te.
Questa espressione affonda le sue radici storiche e culturali nel clima politico della fine degli anni Sessanta in Italia, specificamente a partire dal 1968.
L’evoluzione negli anni Settanta il pensiero pasoliniano subì una forte polarizzazione: da un lato venne interpretato (e spesso strumentalizzato) da ambienti moderati e conservatori per difendere l’operato delle forze dell’ordine; dall’altro, nel corso degli anni ’70 (gli “anni di piombo”) e nei decenni successivi, la formula “i poliziotti sono lavoratori come voi/noi” iniziò a comparire in contesti sindacali ed eterogenei.
Oggi in una società sempre più arida non si ha rispetto per nulla e nessuno.
Perché la politica non si incarica di capire il malessere di questi giorni?
La politica fatica o rinuncia spesso a farsi carico del malessere sociale contemporaneo a causa di diversi fattori strutturali e culturali, un tema recentemente richiamato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha invitato a non guardare ai giovani con indifferenza e a non sottovalutare il loro disagio.
Le cause del distacco tra politica e malessere
Logica del marketing e degli slogan: Spesso la politica non affronta le radici profonde delle difficoltà economiche e sociali (come precarietà, salari bassi o disuguaglianze), ma si limita a intercettare la rabbia trasformandola in semplici slogan da campagna elettorale anziché in riforme strutturali.
Vincoli di bilancio e aspettative: Da un lato, i cittadini chiedono risposte concrete su sanità, lavoro e servizi; dall’altro, la classe politica si scontra spesso con vincoli finanziari europei e statali complessi, preferendo la gestione dell’emergenza o il rinvio delle scelte difficili piuttosto che un’operazione di verità e programmazione a lungo termine.
Non solo in Italia, anche in Francia il malessere sociale sfocia in protesta e disordini.
Purtroppo nessuno cerca di studiare e comprendere il fenomeno,ed elaborare soluzioni,si pensa a reprimere a impedire .
Volete un esempio eccolo
Il Viminale ha identificato 1.339 camionisti, denunciandone 71 e sanzionandone 242. Le forze dell’ordine sono intervenute per contrastare i blocchi stradali illegali attuati durante la massiccia protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti, che ha colpito soprattutto le arterie autostradali del Sud Italia (in particolare Campania, Puglia e Sicilia).
Nessuno ha cercato di capire perché padri di famiglia hanno attuato questi blocchi,non sono maranza sono cittadini disperati.
La risposta del governo è stata un balletto di cifre investite per i ristori .
È per davvero neccessario fermarci per capire dove stiamo andando il fuoco della protesta divampa,urgono risposte serie e coerenti,la propaganda non incanta più nessuno, perché a smentire i toni trionfalistici del governo è la vita reale che tutti affrontiamo ogni Santo giorno.
“Lo Stato non dedica più le sue attenzioni alla povertà con lo scopo primario e fondamentale di tenere in buone
condizioni i poveri, ma con quello di sorvegliarli e di evitare che facciano danni o che creino problemi,
controllandoli, osservandoli e disciplinandoli.”
