Se davvero servirà il consenso del territorio, allora l’inceneritore in Val Bormida non si farà

L’assessore regionale Giampedrone

L’assessore regionale Giacomo Raul Giampedrone ha annunciato che entro una trentina di giorni la commissione tecnica valuterà le proposte presentate per il futuro inceneritore della Liguria. Ma la dichiarazione che più colpisce non riguarda i tempi della procedura. Riguarda la politica.

Secondo Giampedrone, infatti, prima di arrivare alla gara la Regione vuole il consenso del territorio interessato, pur non essendo un obbligo previsto dalla legge.

Una frase importante. Anzi, decisiva.

Perché se questo principio verrà davvero rispettato, allora una conclusione appare quasi inevitabile: la Val Bormida non potrà essere scelta.

Da mesi, infatti, proprio dalla Val Bormida sono arrivati segnali chiarissimi. Sindaci, amministratori, associazioni, comitati, cittadini e categorie economiche hanno espresso in più occasioni la loro contrarietà all’ipotesi di ospitare un impianto destinato a bruciare rifiuti provenienti da tutta la Liguria. Una posizione ribadita pubblicamente in assemblee, mozioni e iniziative che hanno coinvolto decine di amministrazioni locali.

Per questo motivo le parole dell’assessore meritano attenzione. Ma meritano anche una domanda.

Sarà davvero il territorio a decidere oppure assisteremo a un’altra interpretazione del concetto di “consenso”?

Il dubbio nasce da quanto accaduto nei mesi scorsi.

Nei documenti preliminari della procedura compariva infatti un riferimento al coinvolgimento e al consenso dei sindaci. Successivamente quel passaggio è stato modificato, fino a scomparire nella versione definitiva.

Una scelta che aveva alimentato molte perplessità e fatto nascere il sospetto che, alla fine, il parere delle amministrazioni locali potesse diventare soltanto un elemento secondario.

Ora Giampedrone rilancia parlando addirittura del “consenso del territorio”. Un concetto ancora più ampio e impegnativo rispetto a quello dei soli sindaci.

Ma cosa significa concretamente?

Basterà il sì di un’amministrazione comunale? Oppure verranno ascoltati anche cittadini, associazioni, imprese, categorie economiche e tutti coloro che vivono quotidianamente quel territorio?

Perché consenso non significa semplicemente informare. Significa convincere. Significa costruire un percorso condiviso. E soprattutto significa accettare anche un eventuale “no”.

La stessa Regione ammette che esistono territori che hanno già dichiarato di non voler ospitare l’impianto. È una presa d’atto importante.

Se però quelle dichiarazioni dovessero essere ignorate nel momento delle scelte, allora il richiamo al consenso rischierebbe di trasformarsi nell’ennesima formula di circostanza buona per le conferenze stampa ma priva di effetti concreti.

Nei prossimi trenta giorni la commissione tecnica aprirà le buste e valuterà i progetti.

Subito dopo arriverà il momento della verità politica.

Se davvero il criterio sarà quello annunciato da Giampedrone, la Val Bormida dovrebbe poter dormire sonni tranquilli, perché difficilmente esiste oggi in Liguria un territorio che abbia manifestato una contrarietà così ampia e trasversale.

Se invece il consenso dovesse diventare un concetto elastico, interpretabile a seconda delle convenienze, allora le rassicurazioni di oggi rischierebbero di fare la stessa fine del riferimento al consenso dei sindaci: sparito dai documenti e sostituito dai fatti.

È su questo che i cittadini giudicheranno la credibilità della Regione.

Le parole sono importanti.

Ma ancora più importante sarà vedere se verranno rispettate.

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