Scuola “Le Piramidi”: trasparenza cercasi

L’associazione Diritti Cultura e Sviluppo chiede chiarezza sui 60 mila euro spesi e sui lavori che non hanno risolto le criticità

Savona – Un’istanza formale di accesso agli atti per conoscere cosa sia stato realmente fatto, quanto sia stato speso e quali decisioni siano state assunte sul complesso scolastico “Le Piramidi” di corso Mazzini.
È la richiesta inviata al Comune di Savona dall’associazione Diritti Cultura e Sviluppo, a nome dei genitori dei bambini che frequentano il nido e la scuola dell’infanzia comunale.

La lettera, indirizzata al Settore Lavori Pubblici e Ambiente, fa riferimento alla Legge 241/1990 e chiede di poter visionare la documentazione tecnica relativa agli interventi di messa in sicurezza dell’edificio e al piano di emergenza comunale in caso di alluvione.

“Soluzione alternativa? Ma non per i bambini di oggi”

L’associazione spiega che la richiesta nasce dopo le dichiarazioni della vice sindaca Elisa Di Padova, la quale aveva affermato che “è stata individuata una soluzione alternativa”.
Una rassicurazione che, però, secondo quanto riferito da genitori e insegnanti, non riguarda gli attuali iscritti, ma soltanto “future generazioni” di bambini.

“Riteniamo ciò inaccettabile – scrive l’associazione – perché il problema è attuale e necessita di essere affrontato con urgenza. I genitori di oggi hanno bisogno di risposte oggi, non di promesse per domani.”

60 mila euro spesi, ma il tetto continua a perdere

Nel mirino dell’associazione ci sono anche gli interventi eseguiti durante l’estate, per un importo di circa 60.000 euro.
Nonostante le risorse impiegate, le infiltrazioni dal tetto non sono state eliminate e il plesso continua a presentare segni evidenti di degrado e di insicurezza.

“Chiediamo accesso agli atti – aggiunge la nota – per capire come siano stati impiegati i fondi e per verificare se gli interventi realizzati siano realmente efficaci. Parlare di messa in sicurezza significa garantire serenità ai bambini e alle loro famiglie, non semplicemente ritinteggiare muri o mettere toppe temporanee.”

Il nodo del trasferimento: “Serve entro settembre, non fra anni”

Per l’associazione, il cambio di sede del nido e della scuola dell’infanzia deve essere pianificato entro il prossimo settembre, non rinviato a data da destinarsi.
“Si tratta di una questione di sicurezza e di dignità – sottolinea Diritti Cultura e Sviluppo – e il Comune non può continuare a rimandare. Ogni giorno che passa, in un’area a rischio idrogeologico, è un giorno di preoccupazione per i genitori.”

Attesa per la risposta del Comune

L’istanza prevede, secondo legge, un termine di 30 giorni per ricevere riscontro.
L’associazione annuncia che renderà pubblici gli esiti della richiesta e che, in caso di risposte incomplete o ritardi, valuterà ulteriori iniziative di trasparenza e partecipazione civica.

“Le scuole – conclude l’associazione – sono un bene comune, non un problema da spostare nel tempo. Le famiglie hanno diritto a sapere, a capire e a essere ascoltate.”

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