Savona – Lo sciopero indetto dai lavoratori di Tpl Linea ha registrato un’adesione quasi totale: il 99,9% degli autisti si è fermato, portando alla ribalta un problema che da mesi è sotto gli occhi di tutti. Mancano almeno quindici conducenti rispetto all’organico previsto, fissato a 320 unità.
Dietro la protesta c’è una questione che va oltre i numeri: stipendi bassi e contratti a termine che scoraggiano chiunque si presenti ai colloqui. Una trentina di candidati, già valutati idonei, hanno rinunciato dopo aver conosciuto le condizioni contrattuali. Non è una novità: chi entra, spesso se ne va, preferendo altri impieghi più sicuri e meglio retribuiti.
Il risultato è che gli autisti in servizio devono coprire turni massacranti con ore e ore di straordinari, in un mestiere che richiede attenzione e responsabilità continua. Non si tratta solo di diritti dei lavoratori, ma anche di sicurezza per i passeggeri e per la collettività.
Dal canto suo, l’azienda prova a gettare acqua sul fuoco. Annuncia l’ingresso di sette nuovi assunti e l’arrivo di tredici conducenti già formati. Inoltre, promette investimenti nella manutenzione, nella sicurezza tecnologica e in una flotta rinnovata: entro la fine dell’anno entreranno in servizio altri sette autobus, che si aggiungeranno ai 24 già consegnati, mentre per il 2026 sono previsti altri 14 mezzi (otto già confermati, sei in attesa di finanziamenti). Novità anche per il servizio scuolabus, che sarà potenziato.
Resta però irrisolto il nodo centrale: con stipendi fermi e contratti a tempo determinato, Tpl non riesce ad attrarre né a trattenere personale. La protesta di questi giorni è il segnale che, senza un cambio di rotta, il rischio è che a rimanere fermi non siano solo gli autobus, ma anche le soluzioni.






