
C’è un aspetto della discarica di Scarpino che, almeno nel dibattito pubblico, sembra essere passato completamente inosservato. Osservando la cartografia disponibile, emerge infatti che una parte significativa dell’area della discarica ricadrebbe su terreni gravati da usi civici, un elemento che meriterebbe ben più di una semplice nota a margine.
Se questa circostanza fosse confermata dagli atti ufficiali, si aprirebbe una questione giuridica e ambientale tutt’altro che secondaria.
Gli usi civici non rappresentano un semplice vincolo burocratico. Si tratta di diritti collettivi antichissimi che tutelano beni appartenenti alla collettività e destinati tradizionalmente ad attività come il pascolo, il legnatico, la raccolta dei prodotti del bosco e altre utilizzazioni civiche. Proprio per questo motivo tali terreni sono sottoposti ad una particolare tutela prevista dalla normativa nazionale e sono considerati anche beni di interesse paesaggistico.
Una destinazione difficile da conciliare
Una discarica rappresenta probabilmente una delle destinazioni d’uso più lontane dalla funzione originaria di un terreno gravato da uso civico.
La normativa prevede infatti che, prima di poter destinare tali aree ad opere incompatibili con la loro funzione, sia necessario seguire procedure particolarmente rigorose, che possono comprendere il mutamento di destinazione o, nei casi previsti dalla legge, la sclassificazione o sdemanializzazione, con il coinvolgimento degli enti competenti e nel rispetto della disciplina paesaggistica.
La domanda, quindi, nasce spontanea:
Per l’area occupata dalla discarica sono state espletate tutte le procedure previste dalla normativa sugli usi civici?
Una questione che merita chiarezza
La cartografia allegata sembrerebbe evidenziare un’ampia sovrapposizione tra il perimetro della discarica e le aree interessate dagli usi civici.
Se così fosse, sarebbe opportuno conoscere:
- quali porzioni della discarica ricadono effettivamente su terreni gravati da usi civici;
- se sia stato autorizzato il mutamento di destinazione previsto dalla legge;
- quali siano stati i provvedimenti regionali e comunali adottati nel corso degli anni;
- se esistano eventuali prescrizioni o compensazioni previste dalla normativa.
Un tema che riguarda anche il futuro
La questione assume un’importanza ancora maggiore oggi che si discute del futuro del ciclo dei rifiuti ligure e delle possibili nuove infrastrutture.
Prima di parlare di ampliamenti, nuovi impianti o ulteriori interventi, sarebbe opportuno fare piena luce sulla situazione giuridica delle aree già occupate.
Gli usi civici non sono un dettaglio amministrativo: rappresentano un patrimonio collettivo tutelato dalla Costituzione, dalla legislazione nazionale e dalla normativa paesaggistica.
Per questo motivo sarebbe auspicabile che Comune di Genova, Regione Liguria e gli uffici competenti chiarissero pubblicamente la situazione, mettendo a disposizione gli atti che hanno consentito l’utilizzo di queste aree.
Perché, se davvero una parte consistente della discarica insiste su terreni gravati da usi civici, la questione non riguarda soltanto l’ambiente, ma anche il rispetto di un patrimonio appartenente a tutta la collettività.






