Altro che atmosfera natalizia. A Savona dicembre è arrivato con le strade spente, i commercianti infuriati e una gestione delle luminarie che definire pasticciata è un eufemismo. Quella che doveva essere un’operazione di rilancio del commercio cittadino si è trasformata nell’ennesima figuraccia amministrativa, con contorni che sollevano più di una domanda.
I commercianti avevano infatti aderito all’iniziativa dell’Ente Fiera, l’organo promozionale di Confcommercio Savona a cui il Comune ha affidato, ancora una volta, la gestione delle luminarie natalizie, con un contributo di circa 10.000 euro. L’Ente Fiera ha quindi chiesto ai commercianti di partecipare alle spese, con una quota intorno ai 100 euro a negozio. Soldi versati in anticipo, con la promessa di un servizio puntuale ed equo. Fin qui tutto regolare, almeno sulla carta, anche se qualcuno ha ricordato che già l’anno scorso si erano verificati problemi di ritardo. Chissà perchè il Comune non ne ha tenuto conto?
Il risultato? Molte vie sono rimaste completamente al buio, mentre altre hanno visto le luci arrivare in forte ritardo. Il tutto con un sistema impostato al massimo ribasso: meno installazioni, meno copertura, meno qualità. Ma i soldi, quelli sì, sono stati incassati. Il ritardo sembrerebbe dovuto soprattutto alla mancata comunicazione, nei tempi giusti, con cui l’Ente Fiera ha informato la ditta installatrice.
In quartieri come l’Oltreletimbro, via Luigi Corsi e via Guidobono, i commercianti hanno detto basta. C’è chi ha chiesto l’annullamento del montaggio e il rimborso delle quote versate, giudicando inaccettabile ritrovarsi a ridosso delle festività senza luci, dopo aver pagato per primi. Una situazione paradossale: chi ha rispettato tempi e richieste è stato penalizzato, mentre in altre zone le luminarie sono comparse senza intoppi.
Il rimpallo di responsabilità è ormai un classico. Confcommercio parla di burocrazia, autorizzazioni e tempi tecnici. L’Ente Fiera tace o rimanda. Il Comune osserva da lontano. Nel frattempo, i commercianti ci mettono la faccia con i clienti e si sentono accusare ingiustamente di non voler investire sulla città. Una narrazione falsa, smentita dai bonifici già effettuati.
E c’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più amara: in Confcommercio, negli ultimi anni, alcune figure considerate “scomode”, colpevoli di aver sollevato dubbi e criticità, sono state rimosse. Oggi quelle domande tornano tutte insieme, amplificate da una città che non accetta più silenzi e giustificazioni di comodo.
Il Natale a Savona, quest’anno, è illuminato solo dalle polemiche. Le vie spente raccontano molto più di un semplice ritardo tecnico: parlano di un sistema opaco, di scelte calate dall’alto e di una gestione che scarica i costi sui commercianti senza garantire risultati.
La domanda finale resta sospesa, come una luce che non si accende: chi controlla davvero come vengono spesi i soldi pubblici e quelli dei commercianti? Perché se il “buon Natale” deve essere questo, qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di aver lasciato Savona… al buio.






