
Venire a conoscenza di certi fatti lascia senza fiato.
Oggi il Secolo XIX rivela ciò che a Savona molti sapevano e molti altri – troppi – fingevano di non vedere: accanto al depuratore consortile esiste un impianto di trattamento rifiuti industriali, l’ITR, che non depura neppure un litro di acque savonesi, ma tratta esclusivamente scarti chimici provenienti da Veneto, Lombardia, Piemonte e Lazio.
Non un grammo da Savona.
Non una goccia dalla Liguria.
E già qui l’indignazione basterebbe.
Perché dopo il trattamento chimico dei rifiuti industriali, i residui finiscono prima nel depuratore consortile – già sotto pressione – e poi, inevitabilmente, in mare. Nel nostro mare. Quello che tutti dicono di voler proteggere, difendere, valorizzare.
Ma ecco la parte surreale:
Savona vuole che questo impianto, che gestisce rifiuti industriali provenienti da tutta Italia, entri a far parte di Acque Pubbliche Savonesi.
Sì, proprio così: l’impianto industriale in cui si trattano scarti chimici centinaia di volte più inquinanti delle normali acque reflue urbane dovrebbe diventare… servizio idrico pubblico.
Il cortocircuito è totale.
L’UNICA CHE HA ALZATO LA VOCE: LUANA ISELLA
In mezzo a un silenzio assordante – politico e istituzionale – una sola consigliea ha avuto il coraggio di dire quello che nessuno a Savona osa dire: Luana Isella, capogruppo di Nuova Grande Loano.
Una voce libera, limpida, che difende i cittadini prima dei giochi di potere.
Isella ha messo nero su bianco ciò che dovrebbe mettere in allarme qualunque amministratore con un minimo di senso del dovere:
- ITR non è un impianto di depurazione di acque pubbliche.
- ITR tratta rifiuti industriali altamente inquinanti, provenienti da quattro regioni.
- ITR non ha alcuna attinenza con il servizio idrico integrato.
- Getta sulle spalle di 31 Comuni costieri un peso ambientale enorme e totalmente estraneo alle loro competenze.
Un passaggio della sua denuncia è lapidario:
«Perché Loano e gli altri Comuni dovrebbero farsi carico di un impianto industriale che nulla ha a che vedere con le acque pubbliche?»
Domanda semplice.
Risposta imbarazzante.
Infatti, da Savona… silenzio.
Non per rispetto istituzionale: per evidente mancanza di argomenti.
AMBIENTE A RISCHIO: SI GIOCA CON IL MARE E CON LA SALUTE PUBBLICA
Isella ha ricordato anche ciò che molti preferirebbero ignorare:
i rifiuti industriali hanno una concentrazione di inquinanti centinaia di volte superiore a quello che arriva dalla normale rete fognaria.
Servono competenze, impianti, controlli e protocolli completamente diversi da quelli del servizio idrico.
Come si può anche solo pensare di inserire un impianto del genere in un consorzio pubblico che dovrebbe occuparsi di acqua potabile e depurazione civile?
È una domanda che grida vendetta.
La situazione è tesa se non si vota la fusione, Acque Pubbliche Savonesi va in liquidazione.
E mentre tutto il territorio rischia un terremoto amministrativo, da Savona si tenta di far passare sotto silenzio l’ingresso dell’ITR nel perimetro dell’acqua pubblica.
Un’operazione che avrebbe bisogno di mesi di dibattito, trasparenza totale, analisi tecnica e politica.
Invece, si vorrebbe farla passare nello scompiglio generale.
ISELLA, L’UNICA CHE FA IL SUO DOVERE
In questo scenario grigio, opaco, imbarazzante, risalta una figura sola: Luana Isella.
La sua non è una battaglia di campanile, né un calcolo politico: è una battaglia di buon senso, di tutela ambientale, di difesa dell’interesse dei cittadini che pagano le bollette dell’acqua e non devono diventare soci forzati di un impianto industriale estraneo e potenzialmente rischioso.
Isella fa quello che tanti dovrebbero fare e non fanno: vigilare, denunciare, pretendere trasparenza.
E Savona?
Savona tace.
O forse spera che nessuno faccia domande.
La vicenda ITR è una bomba politica e ambientale.
Un impianto di rifiuti industriali che lavora per mezza Italia e scarica nel nostro mare non può finire nell’acqua pubblica.
La consigliera Isella ha avuto il coraggio di dirlo, mentre in molti guardano altrove.






