Gas fluorurati, rifiuti gestiti illegalmente, allevamenti irregolari e controlli che fanno emergere una realtà preoccupante. La provincia di Savona scopre ancora una volta quanto sia fragile la tutela del territorio. E viene spontanea una domanda: senza l’intervento dei Carabinieri Forestali, per quanto tempo sarebbero proseguite queste situazioni?
Poi c’è l’Italia reale.
Quella che emerge dai controlli dei Carabinieri Forestali nella provincia di Savona, dove undici aziende sono finite nel mirino degli investigatori per una serie di irregolarità che spaziano dalla gestione dei gas refrigeranti allo smaltimento dei rifiuti, fino alle condizioni degli allevamenti.
E improvvisamente la retorica ambientalista si scontra con una realtà assai meno rassicurante.
Undici aziende coinvolte: non proprio qualche dimenticanza burocratica
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, l’operazione ha interessato diverse attività tra Savona, Varazze, Albenga, Cairo Montenotte, Calice Ligure e Zuccarello.
Il bilancio comprende tre aziende segnalate per irregolarità nella gestione dei gas fluorurati, cinque aziende agricole i cui titolari sono stati denunciati per violazioni di rilevanza penale, un trasportatore denunciato per gestione illecita dei rifiuti e due ulteriori aziende agricole nelle quali sono state riscontrate irregolarità amministrative.
Un quadro che coinvolge complessivamente undici attività, pur con contestazioni differenti per natura e gravità.
Naturalmente, le denunce non equivalgono a condanne e spetterà alla magistratura accertare le eventuali responsabilità penali.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare tutto come una serie di semplici disattenzioni.
Perché dietro queste contestazioni si nascondono questioni che riguardano direttamente la salute pubblica, la qualità dell’aria, la protezione del suolo e il benessere degli animali.
Gas refrigeranti: il riscaldamento globale comincia anche dietro casa
Una delle situazioni più significative riguarda l’utilizzo dei gas fluorurati, comunemente impiegati negli impianti di refrigerazione e climatizzazione.
Alcuni di questi gas hanno un potenziale di riscaldamento globale enormemente superiore a quello dell’anidride carbonica.
Non sono dunque sostanze da trattare con superficialità.
Una perdita non controllata, una manutenzione inadeguata o un recupero effettuato senza rispettare le prescrizioni possono contribuire alle emissioni climalteranti.
Eppure, secondo le notizie pubblicate, tre aziende sarebbero risultate irregolari e cinque persone sarebbero state segnalate alla Procura e alle autorità amministrative.
Qui nasce una prima domanda: quanti impianti di refrigerazione e climatizzazione vengono effettivamente controllati nella nostra provincia?
Quanti operatori rispettano le procedure di manutenzione, recupero e registrazione dei gas?
E soprattutto: quanti controlli vengono effettuati prima che un’irregolarità venga scoperta durante un’operazione straordinaria?
La lotta al cambiamento climatico non può limitarsi alle dichiarazioni dei vertici internazionali. Deve cominciare anche dai magazzini, dalle officine, dagli impianti industriali e dalle attività commerciali.
Rifiuti illeciti: il risparmio di qualcuno può diventare un costo per tutti
Ancora più inquietante è il capitolo dedicato ai rifiuti.
Tra Loano, Varazze e Zuccarello, gli accertamenti avrebbero portato alla denuncia di un trasportatore che conferiva illecitamente materiale presso un autodemolitore.
L’uomo è stato denunciato per gestione illecita dei rifiuti e il materiale trasportato è stato sottoposto a sequestro.
Il settore della demolizione automobilistica merita particolare attenzione perché i veicoli fuori uso possono contenere oli, carburanti, liquidi refrigeranti, batterie e altri materiali che richiedono trattamenti specifici.
Se le procedure vengono ignorate, il rischio ambientale può diventare concreto.
Il problema, però, non riguarda soltanto chi eventualmente viola la legge.
Riguarda anche un sistema economico nel quale rispettare tutte le prescrizioni comporta costi, mentre aggirarle può garantire un vantaggio illecito.
Chi smaltisce correttamente paga. Chi non lo fa, se riesce a sfuggire ai controlli, può risparmiare.
È una concorrenza sleale che danneggia le aziende oneste, oltre all’ambiente.
E quando il territorio viene contaminato, il conto delle bonifiche rischia di ricadere sulla collettività.
Allevamenti: cinque aziende irregolari su sei. Un dato che dovrebbe far riflettere
Ma il dato forse più impressionante riguarda il settore agricolo e zootecnico.
Su sei aziende controllate, cinque sono risultate non conformi. Sei titolari sono stati denunciati per violazioni di rilevanza penale.
Significa che, nel campione sottoposto a verifica, oltre l’83% delle aziende agricole presentava irregolarità.
Attenzione: non è un dato statisticamente rappresentativo dell’intero settore agricolo savonese, perché si tratta di controlli mirati e non di un’indagine casuale.
Ma è comunque un risultato che non può essere ignorato.
Le verifiche hanno riguardato la gestione dei reflui e dei rifiuti aziendali, la tracciabilità degli animali, la regolarità dei registri zootecnici e il rispetto delle norme igienico-sanitarie.
Sono stati inoltre controllati, in collaborazione con il servizio veterinario dell’ASL, un allevamento con circa cento capi e un maneggio. In entrambi sono emerse ulteriori irregolarità.
Non sappiamo ancora nel dettaglio quali violazioni siano state contestate a ciascuna azienda, né se siano state accertate contaminazioni ambientali o situazioni di maltrattamento animale.
Ma sappiamo che non stiamo parlando di questioni marginali.
La gestione dei reflui zootecnici, per esempio, è fondamentale per evitare possibili contaminazioni del suolo e delle acque. La tracciabilità degli animali è essenziale per la sicurezza della filiera alimentare. Il rispetto delle norme sanitarie tutela sia gli animali sia i consumatori.
E allora viene da chiedersi: quanto spesso vengono controllate queste aziende? Con quali risorse? E quali verifiche vengono effettuate per accertare che le irregolarità siano effettivamente eliminate?
Perché non basta scoprire un problema. Bisogna impedire che si ripresenti.
Le leggi esistono. Ma chi controlla che vengano rispettate?
C’è un altro elemento che rende questa vicenda ancora più significativa.
L’Unione Europea ha rafforzato la disciplina dei gas fluorurati con il Regolamento 2024/573, introducendo disposizioni sul contenimento delle emissioni, sui controlli delle perdite, sulla certificazione degli operatori e sulla progressiva riduzione dell’impiego delle sostanze più climalteranti.
In Italia esiste anche una banca dati nazionale F-Gas, nella quale vengono registrate numerose attività di installazione, manutenzione, controllo e smantellamento degli impianti.
Insomma, non mancano né le norme né gli strumenti per verificare il rispetto degli obblighi.
La domanda è un’altra: vengono utilizzati con sufficiente continuità?
Perché una legge ambientale che rimane sulla carta non protegge nessuno.
E un controllo effettuato quando il danno è già stato provocato, per quanto necessario, arriva comunque troppo tardi.
Savona, un territorio che ha già pagato un prezzo ambientale elevatissimo
Questa vicenda assume un significato ancora più preoccupante se inserita nella storia della nostra provincia.
Savona non è un territorio qualsiasi.
È una provincia che ha conosciuto decenni di industrializzazione pesante, problemi di inquinamento, controversie sulle emissioni e difficili processi di bonifica.
Basta ricordare la vicenda dell’ex ACNA di Cengio, quella della Stoppani di Cogoleto, le problematiche ambientali della Valle Bormida e le lunghe discussioni sulla centrale a carbone di Vado Ligure.
Sono storie differenti, che non possono essere equiparate alle irregolarità emerse nell’operazione dei Forestali, ma che dovrebbero aver insegnato una lezione fondamentale: prevenire un danno ambientale costa quasi sempre meno che tentare di ripararlo dopo decenni.
E invece continuiamo a ragionare troppo spesso in termini di emergenza.
Si interviene quando emerge un problema, quando arrivano le denunce, quando la magistratura apre un fascicolo, quando i cittadini protestano.
Ma la tutela dell’ambiente dovrebbe essere un’attività quotidiana, non una successione di interventi straordinari.
Inceneritori, raccolta differenziata e grandi proclami. Ma l’ambiente si difende anche nelle piccole cose
In Liguria si discute animatamente della realizzazione di un termovalorizzatore.
La politica si divide, i sindaci approvano mozioni, le associazioni ambientaliste protestano e le amministrazioni parlano di economia circolare.
Nel frattempo, nella nostra provincia, i Carabinieri Forestali devono intervenire per verificare il rispetto di norme che dovrebbero costituire la normalità.
Naturalmente le due questioni non sono alternative. Si può discutere della gestione dei rifiuti urbani e contemporaneamente pretendere il rispetto delle regole negli allevamenti, nelle officine e negli impianti di refrigerazione.
Ma proprio questo è il punto.
Non si può invocare la tutela dell’ambiente soltanto quando c’è da opporsi a un grande impianto industriale, dimenticandola quando si tratta di controllare le attività quotidiane.
L’ambientalismo non dovrebbe essere una bandiera da sventolare secondo le convenienze politiche.
Dovrebbe essere un principio applicato sempre, anche quando è scomodo, anche quando richiede controlli rigorosi, anche quando comporta costi per le imprese.
E le associazioni di categoria, anziché limitarsi a difendere genericamente le attività economiche, dovrebbero essere le prime a chiedere verifiche efficaci.
Perché le imprese che rispettano le regole hanno tutto l’interesse a non subire la concorrenza di chi eventualmente le aggira.
E adesso chi risponde alle domande dei cittadini?
L’operazione dei Forestali merita un riconoscimento per il lavoro svolto.
Ma non dovrebbe concludersi con qualche fotografia sui giornali, un comunicato stampa e l’elenco delle denunce.
Sarebbe utile conoscere quanti controlli ambientali siano stati effettuati negli ultimi anni nella provincia di Savona, quante irregolarità siano state riscontrate, quante prescrizioni siano state impartite e soprattutto quante situazioni siano state successivamente regolarizzate.
Sarebbe altrettanto importante sapere se gli enti competenti dispongano di personale e risorse sufficienti per garantire un’attività costante di prevenzione.
E sarebbe auspicabile che le istituzioni locali chiedessero un quadro complessivo della situazione, senza interferire con le indagini ancora in corso.
Perché l’ambiente non appartiene alle aziende, ai partiti o alle amministrazioni.
Appartiene alla collettività.
Il vero scandalo sarebbe considerare tutto normale
Undici attività coinvolte in contestazioni di diversa natura, denunce penali, sanzioni amministrative, rifiuti sequestrati e irregolarità negli allevamenti.
Non abbiamo elementi per affermare che si tratti di un sistema diffuso di illegalità, né possiamo attribuire responsabilità definitive alle persone denunciate.
Ma abbiamo elementi sufficienti per pretendere maggiore attenzione.
E soprattutto per porci una domanda scomoda.
Se questi sono i risultati di una serie di controlli mirati, che cosa emergerebbe da una campagna di verifiche più ampia e continuativa?
Forse scopriremmo che la maggioranza delle aziende lavora correttamente. Ed è quello che ci auguriamo.
Ma forse emergerebbero altre situazioni meritevoli di intervento.
In entrambi i casi, i controlli servirebbero a tutelare i cittadini e le imprese oneste.
Il problema non è soltanto chi eventualmente viola le norme ambientali. È anche un sistema che deve dimostrare di essere capace di farle rispettare.
Perché a Savona, dopo tanti decenni di problemi ambientali, una cosa dovrebbe essere ormai chiara a tutti.
L’ambiente non si difende con i comunicati stampa, le fotografie e le promesse elettorali. Si difende con i controlli, la prevenzione, la trasparenza e, quando necessario, con sanzioni effettive.
E soprattutto si difende prima che il danno sia fatto.
Perché i profitti di chi non rispetta le regole possono essere privati. Ma i danni all’ambiente, troppo spesso, diventano un conto da pagare tutti insieme.
