Savona, tra promesse e realtà: dal Garbasso a Sant’Agostino, la città degli annunci a tempo

C’è una costante, a Savona, che resiste più del cemento e delle buche nelle strade: l’entusiasmo degli annunci. Sempre lo stesso copione, sempre la stessa musica. Si presenta un progetto, si accendono le luci, si parla di futuro, di rilancio, di giovani, di innovazione. Poi, puntuale come un orologio svizzero… il buio.

2022 – Il caso Garbasso: tre giorni di gloria, poi il nulla

Nel dicembre 2022 la Galleria del Garbasso tornava finalmente a vivere. Un evento artistico, l’opera Milk di Silvia Celeste Calcagno, musica, luci, cittadini incuriositi. Dopo decenni di chiusura, quel tunnel tra via Paleocapa e via Famagosta sembrava pronto a una nuova vita.

Tre giorni.
Non tre mesi, non tre stagioni. Tre giorni.

L’assessore alla cultura Nicoletta Negro parlava di prospettive, di collaborazione con i commercianti, di una possibile apertura continuativa. Parole che, rilette oggi, suonano come un déjà vu amministrativo.

Perché la realtà è semplice: la galleria è tornata nel dimenticatoio da cui era stata temporaneamente riesumata. Nessun piano strutturato, nessuna continuità. Solo un evento, ben confezionato, e poi il silenzio.

Sant’Agostino: nuova promessa, vecchi dubbi

Oggi il copione si ripete con l’ex carcere di Sant’Agostino.

Dal 7 al 10 maggio 2026 ospiterà i Graphic Days, evento legato al social design, alla creatività, alla partecipazione. Un’iniziativa interessante, per carità. Ma il punto non è l’evento. Il punto è ciò che viene raccontato attorno all’evento.

Si parla di “Cittadella dell’innovazione”.
Di spazi per startup.
Di giovani, lavoro, futuro digitale.

Ancora una volta, l’assessore Nicoletta Negro rilancia: una città che deve parlare il linguaggio dei giovani, aprirsi a nuove opportunità.

Tutto giusto. Tutto condivisibile.

Ma qui entra in gioco la memoria, quella che spesso manca nei comunicati stampa ma non nei cittadini.

Il problema non è l’idea. È la credibilità

Il progetto di Sant’Agostino si basa sul cosiddetto “federalismo demaniale”: il Comune può ottenere l’immobile gratuitamente, a patto di presentare un progetto concreto di valorizzazione.

E qui nasce la domanda, semplice ma inevitabile: dov’è il progetto concreto?

Perché senza quello, anche Sant’Agostino rischia di diventare l’ennesimo contenitore di eventi spot, buoni per qualche giorno di visibilità e poi destinati a richiudersi su se stessi.

La città degli eventi temporanei

Savona sembra sempre più una città costruita sugli “assaggi”:

  • un evento per riaprire un luogo chiuso
  • una manifestazione per raccontare un futuro possibile
  • una promessa per coprire l’assenza di una strategia

Ma un territorio non si rigenera con i weekend.
Non si rilancia con le inaugurazioni.
Non si costruisce con i rendering e le parole.

Dal Garbasso a Sant’Agostino: la lezione non imparata

La Galleria del Garbasso non è solo un episodio. È un simbolo.

Simbolo di un modo di amministrare fatto di annunci senza continuità.
Simbolo di una città che accende e spegne progetti come fossero luci natalizie.
Simbolo, soprattutto, di una fiducia che si consuma ogni volta un po’ di più.

Sant’Agostino oggi è davanti a un bivio:

  • diventare davvero uno spazio vivo, stabile, produttivo
  • oppure seguire il destino del Garbasso: tre giorni di entusiasmo e poi il nulla

La domanda finale

Savona ha davvero bisogno di un’altra inaugurazione?
O, finalmente, di un progetto che resti aperto anche dopo che si spengono le luci?

Perché i cittadini, ormai, non chiedono più eventi.
Chiedono continuità.

E quella, finora, è stata la grande assente.

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