La partita urbanistica più importante degli ultimi anni è ufficialmente entrata nel vivo. La delibera approvata dalla Giunta comunale nell’aprile 2025, con la quale l’amministrazione Russo ha avviato una variante parziale al Piano Urbanistico Comunale, è infatti comparsa anche sul sito della Regione Liguria nell’ambito della procedura di Verifica di Assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
Non si tratta di un dettaglio tecnico. Significa che la variante ha iniziato formalmente il proprio percorso istituzionale e che la Regione sarà chiamata a valutare gli effetti ambientali delle trasformazioni urbanistiche proposte dal Comune.
A leggere gli atti emerge una constatazione piuttosto chiara: il Piano Urbanistico Comunale approvato nel 2012 non ha prodotto molti dei risultati attesi. Dopo oltre tredici anni diverse aree considerate strategiche risultano ancora bloccate, degradate o sottoutilizzate. Da qui la decisione di mettere mano alle regole urbanistiche per cercare di sbloccare interventi che finora sono rimasti sulla carta.
Tra le aree finite sotto la lente figurano Piazza del Popolo, gli Orti Folconi, il comparto dello stadio di Legino, l’area dell’ex Centrale del Latte, il fronte mare e l’ex carcere di Piazza Monticello. Un elenco che da solo rende evidente la portata dell’operazione.
Naturalmente negli atti si parla di “rigenerazione urbana”, “riqualificazione”, “valorizzazione” e “nuova visione della città”. Concetti condivisibili e spesso necessari. Il problema è che a Savona queste parole sono state utilizzate così tante volte negli ultimi decenni che i cittadini hanno imparato a guardare soprattutto ciò che accade dopo. E spesso, dietro la parola riqualificazione, sono comparsi nuovi volumi edilizi.
Il caso più emblematico è probabilmente quello di Piazza del Popolo. Da anni si discute dell’area vicina al tribunale e della possibilità di realizzare oltre un pala-eventi nuovi edifici residenziali e commerciali. Ora quella zona torna ufficialmente tra le priorità della variante urbanistica. Una prospettiva che inevitabilmente riapre il dibattito: la città ha davvero bisogno di nuovi palazzi, di centri commerciali oppure servirebbero più parcheggi, spazi pubblici, verde urbano e servizi?
Analogo discorso riguarda gli Orti Folconi. Anche qui da tempo circolano ipotesi che prevedono nuove costruzioni. L’area viene descritta come un comparto da recuperare e valorizzare, ma la domanda resta sempre la stessa: recuperare per chi e con quali benefici concreti per la collettività?
La sensazione è che Savona continui a inseguire una logica che vede nel mattone il principale strumento di trasformazione urbana. Eppure la città deve fare i conti con una popolazione in diminuzione, con numerosi edifici già esistenti che attendono da anni di essere recuperati e con un mercato immobiliare che non vive certo una fase di espansione straordinaria.
La stessa delibera contiene, forse involontariamente, una significativa ammissione politica. Molte delle previsioni inserite nel PUC del 2012 non sono mai state realizzate perché ritenute troppo rigide, economicamente difficili da sostenere o semplicemente irrealistiche. Oggi si propone quindi di modificare quelle regole per rendere gli interventi più facilmente attuabili.
Ma proprio qui nasce il dubbio. Se molte previsioni urbanistiche sono rimaste sulla carta per oltre un decennio, la soluzione consiste davvero nell’aumentare le possibilità edificatorie oppure nel ripensare il modello di sviluppo della città?
Adesso la parola passa anche agli enti chiamati a esprimere osservazioni e pareri nell’ambito della procedura ambientale. Sarà interessante capire quali valutazioni emergeranno dalla verifica regionale e se verranno richiesti approfondimenti sugli effetti delle trasformazioni previste nelle diverse aree interessate.
Perché una cosa è certa: le scelte contenute in questa variante contribuiranno a disegnare la Savona dei prossimi decenni. E i savonesi hanno tutto il diritto di sapere se si tratta di un autentico progetto di rigenerazione urbana o dell’ennesimo capitolo di una storia che la città conosce fin troppo bene: quando si parla di riqualificazione, alla fine spuntano sempre nuovi palazzi.






