Savona riscopre i quartieri, ma a costo zero. Ritorno alla partecipazione o ennesima illusione civica?

A Savona, il 28 e 29 giugno, si voterà per eleggere i comitati di quartiere. Non chiamatele circoscrizioni, ché quelle sono state abolite nel 2010 con un tratto di penna e un pensiero unico: meno democrazia di prossimità, più accentrazione. Adesso tornano sotto forma di comitati, con un look più moderno e una promessa di maggiore inclusione. Ma soprattutto, con una clausola ben chiara: tutto gratis.

E qui nasce il primo interrogativo. È davvero un ritorno alla partecipazione popolare o una delega mascherata, priva di peso politico, utile più a sfogare energie volontaristiche che a incidere sulle scelte concrete? Nessuna indennità, nessun rimborso. Solo spirito civico, tempo da regalare e una buona dose di pazienza.

L’iniziativa – va detto – è ambiziosa. Coinvolge sette aree della città, dalla Villetta a Legino, da Lavagnola a Fornaci, e punta a eleggere direttivi composti da cittadini comuni, dai 16 anni in su, italiani e stranieri, residenti o anche solo legati al territorio da studio o lavoro. Una formula aperta, inclusiva, che sulla carta suona benissimo. Ma che, come spesso accade, si scontrerà con una realtà meno romantica: quella di quartieri stanchi, poco coesi, e spesso disillusi dalla politica.

Gli assessori Branca e Viaggi parlano di “una concreta occasione per riportare le persone al centro” e “rafforzare le reti di comunità”. Parole sacrosante. Ma basteranno cento firme, qualche clic su votafacile.it e una manciata di schede depositate nelle Soms per costruire una vera rappresentanza civica?

C’è il rischio concreto che questi comitati diventino riserve indiane, autoreferenziali e scollegate dal tessuto urbano, buone solo per qualche consultazione simbolica. Oppure, peggio ancora, preda delle solite dinamiche clientelari locali, dove chi urla più forte o chi ha più conoscenze detta la linea.

Ma sarebbe sbagliato liquidare tutto con cinismo. In tempi di crisi della rappresentanza e di disaffezione crescente verso la politica, ogni tentativo di riattivare il contatto tra cittadini e istituzioni va guardato con interesse. A patto, però, che non si tratti di una semplice foglia di fico. Perché la partecipazione non si improvvisa: si coltiva, si alimenta, si ascolta.

E allora sì, ben vengano i comitati. Ma con l’onestà di dire che, per funzionare davvero, avranno bisogno non solo della buona volontà dei cittadini, ma anche di attenzione, strumenti e un reale potere consultivo da parte del Comune. Altrimenti, più che un esperimento democratico, rischiano di essere l’ennesimo placebo civico. Utile a farci sentire un po’ meno soli, ma incapace di curare il vero male: la distanza, ormai abissale, tra chi governa e chi abita.

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