
2.900 firme, un comitato di residenti, segnalazioni al Difensore civico e ora anche l’ipotesi di un ricorso al TAR. La protesta contro la nuova raccolta rifiuti si organizza e punta alla giustizia amministrativa.
La miccia è stata accesa da Greta Marino, cittadina savonese che ha lanciato una petizione per chiedere l’estensione dei cosiddetti “cassonetti intelligenti” a tutta la città, e non solo alle zone centrali più “fortunate”. Il suo appello ha raccolto quasi 5.000 firme tra moduli online e cartacei. Ma ora, il fronte si allarga: «Abbiamo ricevuto centinaia di segnalazioni al Difensore civico – afferma Marino – e con il nuovo Comitato dei residenti delle case popolari di Arte siamo pronti a presentare ricorso al TAR».
L’accusa è chiara: il sistema così com’è stato ideato crea una disparità evidente tra centro e periferia. Cassonetti intelligenti per i cittadini “di serie A” e mastelli porta a porta per quelli “di serie B”. A sostenere la battaglia legale ci sono anche l’Uppi (piccoli proprietari immobiliari) e Federconsumatori, che parlano apertamente di un sistema «penalizzante, inefficiente e logisticamente confuso».
Non mancano le proteste da parte delle categorie commerciali, che mettono in guardia soprattutto per le zone miste come la Darsena, c’è il rischio che i mastelli residenziali vengano lasciati proprio davanti a ristoranti e bar, con gravi disagi per attività e clientela.
Da parte di Seas, l’azienda che gestisce il nuovo sistema, si parla di “attenzione caso per caso” e disponibilità a intervenire. «Abbiamo già fatto modifiche per le utenze domestiche e siamo pronti a intervenire ancora», dichiara il responsabile, Valle al SECOLOXIX
Ma intanto la spaccatura tra amministrazione e cittadini cresce. E la sensazione, sempre più diffusa, è che il progetto di raccolta differenziata stia diventando l’emblema di una città governata a compartimenti stagni: virtuosa in centro, abbandonata altrove.






