Savona “Perla d’Italia”? Sì, sulla carta. Ma la città reale è pronta a reggere lo spot?

Ci sarebbe quasi da esultare leggendo le parole dell’assessora al Turismo Nicoletta Negro. Ambizione, palcoscenici internazionali, colpi andati a segno. La città che “entra lanciata” nel 2026, celebrata dai cofanetti vacanza di Boscolo e addirittura in copertina su Bell’Italia, in compagnia nientemeno che di Venezia. Un racconto rassicurante, ottimistico, quasi trionfale.

La narrazione è nota: il lavoro avviato con la candidatura a Capitale della Cultura, la spinta del Museo della Ceramica, la presenza in rassegne e musei fuori città, fino all’inserimento di Savona tra le “Perle d’Italia”, meta ideale per un weekend. L’immagine civetta è la Fortezza del Priamar, simbolo forte e riconoscibile, capace di reggere il confronto con Siena, Bergamo, Ischia o Gallipoli.

Tutto molto bello. Tutto molto giusto, verrebbe da dire, se non ci fosse un dettaglio che continua a stonare: la città reale.

Perché poi i turisti, quelli veri, a Savona oggi non è che si siano visti in massa. E forse, a dirla tutta, meno male. Basta uscire dalla stazione per rendersi conto della distanza siderale tra lo spot patinato e l’esperienza concreta: desolazione, degrado urbano, sacchi dei rifiuti lungo le strade, spazi pubblici trascurati. Una città che fatica a presentarsi decorosa ai suoi stessi residenti, figuriamoci a chi arriva con l’aspettativa di una “perla”.

Il rischio è evidente: vendere l’immagine prima del prodotto. Anticipare la promozione rispetto alla cura della città. Riempire riviste e cataloghi, senza che il contesto sia pronto a sostenere quella promessa. E questo, nel medio periodo, non aiuta Savona: la espone. Perché un turista deluso difficilmente torna, e ancor meno consiglia.

La speranza, certo, è che il 2026 porti davvero uno scatto in avanti: città più pulita, servizi migliori, accoglienza all’altezza del racconto. Ma oggi, con Savona “così conciata”, forse sarebbe più prudente abbassare i toni, lavorare in silenzio e mettere a posto la casa prima di invitare gli ospiti.

Un ultimo avviso, non polemico ma necessario: vendere progetti prima che siano realizzati riempie le pagine, ma non fa bene alla città. Savona non ha bisogno di slogan anticipati. Ha bisogno di realtà solide. Solo allora, sì, potrà davvero esultare.

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