C’è una statistica che dovrebbe far tremare i palazzi della politica più di qualsiasi sondaggio elettorale: negli ultimi dieci anni l’emigrazione giovanile dalla provincia di Savona è triplicata.
A lanciare l’allarme è la CGIL di Savona, che parla apertamente di una perdita crescente di competenze, energie e capitale umano. Un fenomeno che non riguarda più pochi casi isolati, ma una tendenza strutturale destinata a cambiare il volto demografico ed economico del territorio.
Secondo il segretario provinciale Andrea Pasa, siamo di fronte a una vera e propria “emorragia silenziosa”. I giovani partono, spesso con titoli di studio elevati, e raramente tornano.
E i numeri confermano la gravità della situazione.
Negli ultimi quindici anni la provincia di Savona ha perso oltre 24 mila residenti, uno dei cali demografici più pesanti dell’intero Nord-Ovest. A pesare non è soltanto il saldo naturale negativo — più morti che nascite — ma soprattutto la mobilità delle nuove generazioni che cercano altrove ciò che qui non trovano.
Il dato più preoccupante riguarda la fascia tra i 18 e i 34 anni. Tra i 25 e i 34 anni, quasi due terzi di chi lascia il territorio possiede una laurea o una formazione qualificata. In altre parole, se ne vanno proprio le persone che potrebbero contribuire maggiormente all’innovazione e allo sviluppo economico locale.
Le ragioni sono note e ormai ripetute come un ritornello.
Lavoro precario, stipendi bassi e difficoltà a trovare casa.
Sette giovani su dieci dichiarano di lasciare Savona per cercare opportunità lavorative migliori e maggiore stabilità. Altri indicano la mancanza di un contesto sociale e culturale dinamico: città con più servizi, più opportunità professionali e un ambiente capace di offrire prospettive.
Il risultato è un circolo vizioso che rischia di diventare irreversibile.
Meno giovani significa meno innovazione, meno imprese, meno vitalità economica. Significa anche una popolazione sempre più anziana e una riduzione della capacità produttiva del territorio.
Secondo la CGIL la situazione è aggravata da una politica locale incapace di affrontare il problema in modo strutturale. Non bastano interventi episodici o incentivi temporanei: servono politiche attive del lavoro, investimenti nella formazione, politiche abitative accessibili e un utilizzo più mirato delle risorse pubbliche.
Il sindacato chiede anche che gli incentivi alle imprese siano legati alla qualità e alla stabilità dell’occupazione. Non più finanziamenti pubblici senza condizioni, ma accordi che garantiscano lavoro stabile e salari adeguati.
Perché il rischio è evidente: senza giovani non si svuotano solo le scuole o le università.
Si svuota il futuro di un territorio.
Savona si trova oggi davanti a una scelta: continuare ad assistere passivamente alla partenza delle nuove generazioni oppure costruire un modello economico e sociale capace di offrire ai giovani una ragione concreta per restare.
Altrimenti la provincia continuerà lentamente a trasformarsi in quello che molti già temono: un territorio dove si nasce sempre meno e da cui si parte sempre di più.






