Savona – Dopo mesi di segnalazioni, proteste, raccolte firme, fotografie del degrado urbano e richieste di spiegazioni ignorate, il sindaco Marco Russo ha deciso di “alzare la voce” con Seas e con i soci privati IdealService e Docks Lanterna. Un incontro definito “cordiale” da palazzo civico, ma che nei corridoi è circolato come una strigliata severa, quasi un ultimatum. Insomma: la città è sporca, il servizio non funziona e ora la pazienza è finita.
Il punto, però, è un altro: ma davvero il sindaco “scopre” solo ora che la situazione è insostenibile?
Per mesi l’amministrazione ha chiesto calma, pazienza, collaborazione, comprensione. Per mesi ha sostenuto che “bisognava aspettare che il sistema entrasse a regime”. Per mesi ha liquidato le critiche come “allarmismi” e “strumentalizzazioni”.
Intanto, la città veniva sommersa da mastelli abbandonati, sacchetti sui marciapiedi, puzza nei vicoli, cestini traboccanti, topi e segnalazioni quotidiane.
Ed è su questo che interviene, con precisione chirurgica, il consigliere Fabio Orsi (PensieroLibero.zero), che ha ricordato:
- È il sindaco e la sua giunta ad aver accettato che al timone operativo finisse la società più debole del raggruppamento, dopo il ritiro della mandataria.
- È il sindaco ad aver voluto partire comunque, nonostante gli amministratori di condominio stessero segnalando criticità strutturali evidenti.
- È il sindaco ad aver voluto un servizio a due velocità: isole ecologiche solo in centro, porta a porta rigido per gli altri quartieri.
- È il sindaco ad aver ignorato le richieste – ripetute – di verificare legalmente la possibilità di ampliare il sistema di isole ecologiche prima dell’avvio.
- È il sindaco ad aver detto in Consiglio che la carenza di personale di Seas non è affare del Comune, ma dei soci industriali.
Oggi, però, lo stesso sindaco rimprovera i privati per la qualità del servizio e chiede “un rapido innalzamento degli standard”.
Troppo facile.
La città non è solo stanca: vuole responsabilità, non teatrini.
Lo scambio finale parla da solo
Alla replica durissima di Orsi, il sindaco ha risposto con una frase che si commenta da sola:
«Preferisco non scendere in polemica».
Una frase che, in un contesto dove la città è sporca, arrabbiata, ferita e disillusa, suona come un silenzio che pesa.
Un silenzio che evita, ma non risolve.
Orsi invece ha risposto con una frase che mette il dito nella piaga — quella della chiusura al confronto:
«Quando ci sono buoni argomenti, dibattito e discussione – che non vuol dire polemica – sarebbero sempre utili per tutti e ben accetti».
Traduzione politica molto semplice:
il problema non è il dissenso, è la paura di affrontarlo.
Il sindaco oggi bacchetta Seas.
La città, però, bacchetta il sindaco.
Perché questa gestione dei rifiuti non è caduta dal cielo.
È frutto di scelte politiche precise.
E chi le ha prese non può limitarsi, oggi, a dire: “Preferisco non fare polemica”.
Ora servono risposte, atti concreti e soprattutto assunzione di responsabilità.
Non annunci.
Non ramanzine a posteriori.
Non silenzi diplomatici.
Savona è stanca. E non aspetta più.






