Savona, la Rossello irrompe nel sonnolento teatrino politico: candidatura vera o colpo di scena?

C’è voluta una voce, una di quelle che rimbalzano tra corridoi, bar e gruppi WhatsApp, per scuotere Savona dal suo torpore amministrativo: la possibile candidatura di Cristina Rossello.

Per qualche giorno, miracolo dei miracoli, non si è parlato di rendering, inaugurazioni future, progetti “entro il 2027” e annunci da campagna elettorale permanente. Silenzio sulla fuffa. Rumore sulla politica vera — o almeno su qualcosa che le somiglia.

Tra strategia e fantapolitica

In città si è scatenato il solito gioco savonese: quello delle interpretazioni.

C’è chi vede la mano di Angelo Vaccarezza, maestro nel lanciare sassi nello stagno per vedere le onde che fanno. Una boutade? Un ballon d’essai? Un modo elegante per scompigliare le carte e misurare reazioni?

E poi c’è la versione più creativa, quella che nei bar dura giusto il tempo di un caffè corretto: l’idea che dietro ci siano addirittura Marina Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi, pronti a mettere le mani su Savona.

Fantapolitica, certo. Più facile immaginare Mediaset trasferita al Priamar che i figli di Silvio interessati al destino amministrativo savonese. Però, si sa, Savona vive anche di queste suggestioni: piccola città, grandi romanzi mentali.

Il vero dato politico

Al netto delle chiacchiere, una cosa è chiara: il nome della Rossello ha prodotto un effetto reale.

Nel centrodestra è stato accolto con entusiasmo, quasi liberatorio. Finalmente un nome che rompe l’attendismo cronico.

Nel centrosinistra, invece, qualche sopracciglio si è alzato. Perché il rischio è concreto: la Rossello potrebbe intercettare una fetta di elettorato moderato e cattolico che oggi guarda — magari con poca convinzione — a Marco Russo.

E lì il gioco si fa interessante.

La questione della “Savona bene”

Il punto vero, quello che sotto sotto agita tutti, è un altro: come verrà percepita nei quartieri popolari?

Perché appena si pronuncia l’espressione “Savona bene” — che aleggia già intorno alla Rossello — scatta una leggera inquietudine. Non tanto per quello che significa, ma per quello che evoca: distanza, élite, mondi separati.

Poi però la memoria corta della politica savonese aiuta: esperienze simili non sono mancate. E non è che nella giunta di Russo si respiri esattamente aria di assemblea di condominio di Villapiana.

Insomma, il tema esiste, ma non è detto che sia decisivo.

Una città che si risveglia… per poco?

La sensazione, più che altro, è che questa candidatura — vera o presunta — abbia avuto un merito: ricordare ai savonesi che esiste ancora la politica.

Quella fatta di nomi, equilibri, rischio, consenso. Non solo di annunci, plastici e promesse a scadenza differita.

Resta da capire se è stato solo un fuoco d’artificio o l’inizio di qualcosa di più serio.

Perché a Savona succede spesso così: un lampo, un brusio, qualche giorno di discussione… e poi di nuovo il silenzio, interrotto solo dal prossimo rendering.

E magari da qualche altra candidatura “impossibile” che, per qualche ora, ci farà sentire dentro una città viva. Anche se, a ben guardare, è solo un’altra puntata del solito spettacolo.

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