Savona, la colonizzazione eolica: colline sacrificate, comunità ignorate e una transizione che assomiglia a un assalto

Altro che transizione ecologica.
Quello che sta accadendo in provincia di Savona ha sempre meno a che fare con l’ambiente e sempre più con una occupazione sistematica del territorio, autorizzata a colpi di megawatt, silenzi istituzionali e procedure spezzettate ad arte.

I numeri, ormai, parlano da soli.
Nel Savonese esistono già circa 18 parchi eolici operativi, con oltre 60 pale che producono quasi il 90% dell’energia eolica di tutta la Liguria. Un dato che, in qualunque altra regione, basterebbe a far scattare una riflessione seria sulla saturazione territoriale. Qui no.

Qui si va avanti. Anzi, si accelera.

La seconda ondata: pale come funghi

Tra fine 2023 e inizio 2026 sono stati presentati almeno 14 nuovi progetti eolici che insistono sulla provincia di Savona.
Non uno o due. Quattordici.

La maggior parte concentrati sempre negli stessi luoghi:

  • Valbormida

  • Cairo Montenotte

  • Osiglia

  • Murialdo

  • Pontinvrea

  • Mallare

  • Altare

  • Sassello

Gli stessi crinali, le stesse colline, le stesse comunità.

Monte Camulera, Bric Mund, Bric dei Mori, Bric Surite, Bric delle Rocche, Forte Lodrino, Camponuovo, Pian del Melo, Naso di Gatto, Ferrè.
Un elenco che sembra un bollettino di guerra, non un piano energetico.

Una collina, un parco

Il modello è sempre lo stesso:
ogni progetto viene presentato come “isolato”, “limitato”, “compatibile”.
Peccato che nessuno guardi mai l’effetto cumulativo.

Messa così, la mappa della provincia restituisce un’immagine inquietante:
una collina = un parco eolico.
Una dorsale dietro l’altra, senza soluzione di continuità.

Altro che pianificazione.
Qui siamo alla parcellizzazione del disastro.

Il trucco dei 30 megawatt

C’è poi il dettaglio tecnico – tutt’altro che marginale – che molti fingono di non vedere.
Numerosi progetti vengono tenuti sotto la soglia dei 30 MW, quel tanto che basta per evitare la Valutazione di Impatto Ambientale nazionale e restare dentro una procedura regionale più rapida, meno visibile, meno “rumorosa”.

È così che:

  • si moltiplicano i parchi

  • si riduce il controllo

  • si frammenta il dissenso

Un progetto alla volta, una collina alla volta, finché non resta più nulla da difendere.

La Valbormida come zona di sacrificio

Il messaggio implicito è chiaro:
la Valbormida può essere sacrificata.
Ancora. Di nuovo.

Dopo decenni di industria pesante, discariche, inquinamento, spopolamento, ora arriva anche l’eolico a saturazione, venduto come redenzione verde.
Peccato che a pagare il prezzo siano sempre gli stessi:
territori fragili, comunità piccole, poca voce politica.

Dov’è la Regione?

La domanda è brutale ma inevitabile:
esiste ancora qualcuno che governi davvero questa transizione?

Perché non esiste:

  • un limite massimo provinciale

  • una valutazione cumulativa seria

  • una strategia che tenga insieme paesaggio, biodiversità, comunità locali

Esiste solo una somma di progetti, uno accanto all’altro, come se il territorio fosse infinito.

Questa non è ecologia

Chi osa criticare questo modello viene subito etichettato come “nemico delle rinnovabili”.
Una scorciatoia comoda, ma falsa.

Perché difendere il territorio non significa difendere il fossile.
Significa rifiutare un modello predatorio, che usa la parola “verde” come alibi per fare ciò che prima facevano le cave, le centrali e le discariche.

Una colonizzazione, non una transizione

Chiamarla transizione ecologica, a questo punto, è una forzatura semantica.
Qui siamo davanti a una colonizzazione energetica:
decisa altrove, gestita da grandi gruppi, subita localmente.

E la sensazione, sempre più diffusa tra gli abitanti, è una sola:
non c’è più tempo nemmeno per protestare, perché mentre si discute di un progetto, ce n’è già un altro depositato.

Quante pale servono ancora per dire “basta”?
Quante colline devono sparire perché qualcuno ammetta che il limite è stato superato?

Perché una cosa è certa:
se questa è la transizione ecologica, il conto lo sta pagando sempre lo stesso territorio.

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