Savona: la città senza programmazione e la politica delle ambizioni personali

Quando amministrare diventa solo prepararsi alla prossima candidatura.

C’è un momento, nella vita politica di ogni amministratore, in cui la credibilità smette di essere una promessa e diventa un bilancio. Di solito coincide con la fine del mandato. Ed è proprio lì che emerge una verità spesso scomoda: la distanza tra ciò che era stato annunciato e ciò che è stato realmente costruito.

All’inizio di ogni legislatura l’elettore concede fiducia con una dose inevitabile di scetticismo. Alla fine, invece, quella fiducia dovrebbe trasformarsi in giudizio. Oggi, sempre più spesso, quel giudizio si traduce in delusione. Non tanto per gli errori — inevitabili nella politica — quanto per l’assenza di visione.

È come se la politica locale e nazionale fosse popolata da una nuova categoria: i “morti apolitici”, amministratori che si muovono senza un’idea di futuro, guidati quasi esclusivamente dal consenso immediato.

E il paradosso è evidente: meno risultati si producono durante il mandato, più l’attività politica si intensifica negli ultimi mesi, quando si avvicinano le elezioni. Comunicati quotidiani, presenze a ogni evento pubblico, inaugurazioni, annunci di progetti che improvvisamente riemergono dopo anni di silenzio.

A Savona questo fenomeno con la giunta Russo è particolarmente visibile. Progetti rimasti fermi per quattro anni vengono rilanciati proprio ora, nel pieno della stagione pre-elettorale. Non è programmazione: è sopravvivenza politica.

Le ambizioni personali diventano più leggibili dei programmi amministrativi.
Roberto Arboscello, ad esempio, da consigliere regionale sembra muoversi con l’orizzonte di un possibile approdo parlamentare. La Val Bormida diventa terreno di consenso, anche su temi delicati come quello dell’inceneritore, dove le sue posizioni sembrano adattarsi più al clima elettorale che a una strategia politica strutturata.

Sempre per la Val Bormida si percepisce il protagonismo crescente del segretario della CGIL, Andrea Pasa, impegnato da mesi in una presenza costante nel dibattito pubblico, probabilmente in vista di una candidatura a Cairo Montenotte. Una visibilità intensa che però solleva una domanda inevitabile: quali risultati concreti ha ottenuto da sindacalista negli anni precedenti?

Sul fronte opposto, il centrodestra, con Rixi, Ripamonti, Vaccarezza e Bozzano continua a raccontare prospettive di sviluppo per la regione mentre restano irrisolti problemi storici come Aurelia Bis, funivie e viabilità, dossier aperti da decenni e mai davvero affrontati in modo definitivo. Promesse che si ripresentano ciclicamente, come se il tempo politico fosse fermo.

Nel frattempo, a un anno dalle elezioni amministrative savonesi, riemergono candidature e aspiranti leader. Volti spesso già visti, figure minori che tornano sulla scena senza portare idee nuove ma solo la speranza di intercettare uno spazio politico.

Il risultato è una politica che vive alla giornata, incapace di costruire un disegno di lungo periodo.
Si governa per annunci, si amministra per consenso, si pianifica per la prossima elezione.

Ed è proprio questa assenza di programmazione che spiega perché Savona continui a trascinarsi dietro problemi strutturali irrisolti, mentre il territorio arretra lentamente sul piano economico, sociale e demografico.

La politica dovrebbe essere, per definizione, il luogo del futuro.
Quando diventa soltanto gestione del presente, smette di essere guida e si trasforma in amministrazione dell’esistente.

E una città senza futuro, prima o poi, smette anche di credere nella politica.

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