Savona, la città dove lavorare non basta più: per l’affitto se ne va quasi metà stipendio

Per anni ci hanno raccontato che il problema era trovare lavoro. Oggi il problema è diverso: trovare una casa dopo aver trovato un lavoro.

I numeri diffusi dalla CNA Liguria fotografano una realtà che molti savonesi conoscono già benissimo senza bisogno di statistiche. A Savona un affitto medio assorbe ormai il 39% dello stipendio netto di un lavoratore. Tradotto in parole semplici: quasi quattro euro su dieci guadagnati ogni mese finiscono direttamente nelle tasche del proprietario di casa.

Nel 2019 per un appartamento standard di circa 70 metri quadrati servivano mediamente 600 euro al mese. Oggi ne servono 740. Un aumento superiore al 23%. Gli stipendi, invece, sono cresciuti molto meno. La retribuzione media netta si aggira intorno ai 1.900 euro mensili e non ha certo seguito la stessa corsa degli affitti.

Il risultato è evidente: lavoratori, giovani coppie e famiglie fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese.

Il paradosso savonese

La questione diventa ancora più interessante se osservata da un punto di vista locale.

Da anni sentiamo parlare di sviluppo, attrattività del territorio, nuove attività economiche, turismo, porto, logistica, innovazione e rigenerazione urbana. Tutti obiettivi condivisibili. Ma c’è una domanda che nessuno sembra voler affrontare fino in fondo: dove andranno a vivere le persone che dovrebbero lavorare in questa città?

Se un giovane professionista riceve un’offerta di lavoro da 1.800 o 1.900 euro al mese e deve spenderne 740 solo per l’affitto, senza contare bollette, trasporti, alimentazione e tasse, la scelta più razionale potrebbe essere quella di cercare fortuna altrove.

Non è un caso che molte imprese lamentino difficoltà nel reperire personale qualificato. Non sempre il problema è il salario. Spesso è il costo complessivo della vita.

Una città piena di case ma senza case

Il paradosso savonese è ancora più evidente se si considera che il territorio non soffre di una mancanza assoluta di immobili.

Esistono appartamenti sfitti, seconde case utilizzate pochi mesi all’anno, immobili degradati che attendono da anni una riqualificazione e interi edifici inutilizzati.

Eppure il mercato continua a premere verso l’alto i canoni di locazione.

Il turismo breve, gli affitti temporanei e la ridotta disponibilità di alloggi per residenti stanno modificando profondamente gli equilibri del mercato immobiliare, mentre la popolazione residente continua ad invecchiare e i giovani faticano a costruire il proprio futuro.

La vera emergenza dei prossimi anni

La CNA parla giustamente di emergenza economica.

Perché il tema della casa non riguarda soltanto chi cerca un appartamento. Riguarda le imprese che non trovano lavoratori, gli ospedali che non riescono ad attrarre personale sanitario, le scuole che perdono insegnanti, i negozi che faticano a trovare dipendenti e, più in generale, la capacità di una città di mantenersi viva.

Una città dove il costo dell’abitare cresce più velocemente dei redditi è una città che lentamente espelle i propri giovani.

E forse è proprio questo il dato più preoccupante.

A Savona si continua a discutere di grandi progetti urbanistici, nuove edificazioni, varianti al PUC e trasformazioni urbane. Tutto legittimo. Ma la domanda fondamentale resta sempre la stessa: queste trasformazioni serviranno anche a rendere la città più accessibile a chi ci vive e lavora?

Perché una città può avere il porto, il turismo, i nuovi palazzi e le grandi opere. Ma se chi lavora non riesce più a permettersi una casa, il rischio è quello di costruire una città sempre più bella da guardare e sempre più difficile da abitare.

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