Esistono i cantieri lampo, quelli che aprono e chiudono nel giro di pochi giorni. Esistono i cantieri complessi, che richiedono mesi di lavoro. E poi esiste Savona, una realtà urbanistica tutta sua, dove i cantieri sembrano entrare in una dimensione parallela dalla quale non riescono più a uscire.
Probabilmente siamo di fronte a un fenomeno unico al mondo. Non sappiamo se accada anche altrove, ma qui da noi sembra ormai una tradizione consolidata: si apre un cantiere, si fanno due giorni di lavoro, poi gli operai spariscono. Passa una settimana. Poi due. Poi un mese. Riappaiono per qualche ora, giusto per ricordare ai cittadini che il cantiere esiste ancora, e quindi spariscono nuovamente.
Nel frattempo la città si abitua. Transenne, recinzioni, deviazioni e parcheggi eliminati diventano elementi permanenti del paesaggio urbano.
Gli esempi non mancano.
Indimenticabile il ponte pedonale sul Letimbro al Prolungamento. Un’opera entrata ormai nella leggenda cittadina. Chi non ricorda la celebre spiegazione dell’assessore Parodi? Il ponte non poteva essere aperto perché bisognava ancora stringere i bulloni. Una giustificazione destinata a entrare negli annali della politica savonese insieme alle migliori scuse della storia amministrativa italiana.
Ma non è l’unico caso. C’è il ponte dopo la rampa di via Luigi Corsi, ancora lì ad attendere il completamento come una promessa elettorale dimenticata nel cassetto.
Come dimenticare i lavori in piazza Diaz, diventata una sorta di esperimento archeologico a cielo aperto, dove i cittadini osservavano l’evoluzione dei lavori cercando di capire se si sarebbe vista la conclusione prima della pensione.
E arriviamo ai casi più recenti.
In via Vanini il sindaco aveva perfino realizzato un video per presentare con entusiasmo l’intervento. Una volta spenti i riflettori e terminata la promozione social, però, sembra essersi spento anche il cantiere. Gli operai sono spariti lasciando un marciapiede incompleto e una situazione che molti residenti giudicano pericolosa.

Poi c’è il capolavoro di via Montenotte. Qui si è raggiunto un livello superiore di organizzazione: gli operai lavorano qualche giorno, poi scompaiono, mentre la data di fine lavori viene aggiornata periodicamente come se fosse il conto alla rovescia di un lancio spaziale continuamente rinviato.
Nel frattempo una delle vie più importanti della città continua a convivere con disagi, restringimenti, parcheggi cancellati e persino il gradevole profumo di una fogna a cielo aperto provocata dagli scavi.
A questo punto viene da chiedersi se a Palazzo Sisto esista un premio speciale per il cantiere più longevo. Magari una targa commemorativa da assegnare a chi riesce a mantenere una strada aperta per il maggior numero di mesi possibile.
La sensazione è che a Savona l’apertura del cantiere sia considerata l’obiettivo finale, mentre la conclusione dei lavori rappresenti un dettaglio secondario.
Eppure i cittadini non chiedono miracoli. Chiedono semplicemente che quando si apre una strada, si sappia anche quando verrà richiusa. Che quando si eliminano parcheggi e si creano disagi, ci sia almeno la prospettiva concreta di una fine.
Perché una città moderna non si misura dal numero dei cantieri inaugurati con foto e video sui social, ma dalla capacità di terminarli nei tempi previsti.
Altrimenti il rischio è che Savona diventi la capitale italiana delle opere in sospeso. Una città dove i cantieri non finiscono mai, ma cambiano soltanto data sul cartello.
il cartello in via Montenotte con il nuovo periodo di divieto 🚫 di sosta corretto oggi pomeriggio







