Savona, il sindaco che non ascolta nessuno

Quando il problema non sono i rifiuti, ma chi insiste a non vedere l’errore

Marco Russo non ascolta.
Non ascolta i cittadini, non ascolta chi lavora nel settore dei rifiuti, non ascolta chi – prima ancora che il disastro fosse sotto gli occhi di tutti – gli aveva detto chiaramente che quel piano non funzionava.

Lo abbiamo scritto e riscritto:
il porta a porta così concepito è inadatto alla città, non conforme alla morfologia di Savona, inermi di fronte alla sua natura rivierasca e ventosa, di fatto non attuabile.
Ma nulla. Dritti come un treno… senza freni.

Oggi, dopo mesi di caos, sacchetti che volano, plastica sui marciapiedi, rifiuti negli angoli e cittadini esasperati, il sindaco scopre l’emergenza. E come ogni amministrazione che non vuole ammettere l’errore originario, cerca un colpevole esterno.

Prima erano i cittadini “indisciplinati”.
Poi gli operatori.
Ora siamo a un passo dal nemico finale: il vento.

Lo sceriffo contro la Tramontana

Dall’ultima uscita pubblica sembra mancare solo l’ordinanza: “Vietato soffiare dal Nord-Est. Multa per raffiche superiori ai 20 nodi.”

Perché la narrazione è sempre la stessa:
il piano è giusto, l’idea è buona, il problema è tutto ciò che sta intorno.
Il vento, i sacchi, i cittadini, i condomini, gli amministratori, la plastica ribelle.

Mai, neppure per un secondo, il dubbio che il modello sia sbagliato alla radice.

Prima fare cassa, poi fare la morale

C’è poi un dettaglio che stride.
Dopo aver fatto cassa con gli ausiliari del traffico – multe per rimpinguare le casse comunali, utili a tappare buche e rimettere in piedi semafori malandati – ora si cambia bersaglio: tocca ai rifiuti.

Arrivano gli eco-ausiliari, i controlli a tappeto, la caccia al sacco nero.
Una strategia perfetta: trasformare un problema di organizzazione e pianificazione in una questione di ordine pubblico.

Ma attenzione:
gli eco-ausiliari, girando la città, rischiano di scoprire una verità scomoda.
Che il vero colpevole non è il cittadino,
non è l’anziano confuso,
non è il residente che vive in un palazzo mal gestito.

Il vero colpevole è un piano pensato senza tenere conto della città reale.

Due settimane, l’ennesimo ultimatum

Ultimatum, tavoli, richieste, scadenze: due settimane per vedere risultati.
Una formula già sentita, che serve più a salvare la faccia che a risolvere il problema.

Perché se l’impianto resta lo stesso, se l’idea di fondo non cambia, se Savona continua a essere trattata come una città qualsiasi dell’entroterra padano, allora tra due settimane saremo punto e a capo. Con qualche sacchetto in meno… e molta propaganda in più.

Il problema non è il vento.
Il problema non sono i cittadini.
Il problema non sono neppure gli operatori.

Il problema è un sindaco che non ascolta, che non ammette l’errore e che preferisce fare lo sceriffo piuttosto che il sindaco di una città complessa, fragile, ventosa e reale.

E il vento, quello vero, continuerà a soffiare.
Con o senza ordinanza.

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